Unità di ricerca dell’Università degli Studi di Napoli Federico II

Coordinatore: Prof. Roberto Delle Donne
Componenti: Prof. Pietro Corrao (Università degli Studi di Palermo), Prof. Rosaria Pilone, Dott. Vincenzo De Luise, Dott. Serena Falletta, Dott. Antonella Venezia

 
 

Titolo della ricerca dell'unità napoletana:
La storiografia del Mezzogiorno e della Sicilia in un gioco di confronti tra Italia ed Europa / Southern and Sicilian Historiography in comparison with Italy and other European countries

Abstract
[IT]
L'unità di ricerca di Napoli approfondirà le vicende della storiografia meridionale e siciliana tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, facendo ampio ricorso anche a documentazione inedita custodita in archivi e in biblioteche italiane e straniere. Particolare attenzione sarà dedicata alle forme di aggregazione degli storici e al modo in cui esse influirono sulle pratiche di trasmissione e di diffusione del sapere, sulla scelta dei temi di ricerca, sulle diverse opzioni metodologiche. L'indagine si concentrerà, in particolare, sulle figure e le opere di Giuseppe de Blasiis, Tommaso Persico, Francesco Brandileone, Michelangelo Schipa, Gennaro Maria Monti, Raffaele Starrabba, Isidoro Carini, Carlo Alberto Garufi, Giovan Battista Siragusa, Matteo Gaudioso - collocati in un panorama culturale non solo meridionale o siciliano, ma più largamente italiano e internazionale, dal momento che la complessa trama della storia di queste regioni era elaborata in un continuo gioco di confronti con l'Italia e con l'Europa, in un dialogo costante con le discipline filologico-letterarie e giuridiche. Saranno inoltre condotti studi sulla storiografia relativa all'età sveva, angioina e aragonese, nonché al "comune" meridionale e alle comunità ebraiche in Sicilia, perché ritenuti temi particolarmente significativi per cogliere l'intreccio che legava la cultura storica del Mezzogiorno e della Sicilia alle correnti storiografiche nazionali e internazionali.
Infine si procederà al censimento bibliografico di tutta la produzione scientifica degli studiosi attivi in questi decenni, alla digitalizzazione dei loro contributi più significativi (20 opere "fuori diritti"), all'edizione di un carteggio inedito, alla pubblicazione di un volume di atti di convegno, di una monografia, di 5 ampi saggi, di brevi profili biografici, che confluiranno nelle sezioni E-book, Rivista, Memoria e Open Archive di Reti Medievali (www.retimedievali.it). 
L'unità di ricerca di Napoli realizzerà la piattaforma informatica, comune a tutte le unità di ricerca, per le nuove sezioni Open Archive e Memoria di Reti Medievali, secondo gli standard di raccolta dei dati, di descrizione e interoperabilità dei metadati più accreditati a livello internazionale (OAI-PMH e OAI-ORE).

[EN]
The research unity of Naples will investigate the history of Southern and Sicilian historiography from the end of the nineteenth century to the second world war, utilizing the unpublished documentation kept in archives and in libraries, in Italy and abroad. The forms of aggregation of historians, the way in which they influenced the trasmission and spreading of learning, the choice of research topics, the different methodological options will be studied with a peculiar attention. The inquiry will focus on the figures and works of Giuseppe de Blasiis, Tommaso Persico, Francesco Brandileone, Michelangelo Schipa, Gennaro Maria Monti, Raffaele Starrabba, Isidoro Carini, Carlo Alberto Garufi, Giovan Battista Siragusa, Matteo Gaudioso - ranked in a cultural overview not only Southern and Sicilian, but Italian and international, as the Southern and Sicilian history was elaborated in comparison with Italy and other European countries by dialoging with literary, philological, and juridical disciplines. Studies on the historiography of Swebian, Angevin, Aragonese Kingdoms, of the Southern Commons and of the Jewish communities in Sicily will be carried out as well. 
A bibliographical survey of the whole scientific production of the scholars working in these decades, the digitalitation of their most significant contributions (contributions in public domain), the edition of one unpublished correspondence, the publication of a congress proceeding volume, a onograph, and 5 long articles, the writing of short biographical profiles, converging in the sections E-book, Journal, "Memory" and Open Archive of Reti Medievali (www.retimedievali.it), will be carried out as well.
The research unity of Naples will design and implement the computing platform (which will be used by every research unity) of the renewed sections Open Archive and Memory of Reti Medievali according to international standards for the description and exchange of aggregations of Web resources and for to the metadata harvesting (OAI-PMH e OAI-ORE).
 

Settori di ricerca ERC (European Research Council) 
SH Social Sciences and Humanities
SH6 The study of the human past: archaeology, history and memory
SH6_4 Medieval history
SH6_12 Historiography, theory and methods of history


Parole chiave / Keywords 
STORIOGRAFIA, MEDIOEVO, COMPARATIVISMO, HISTORIOGRAPHY, MIDDLE AGE, HISTORICAL COMPARATIVISM


Stato dell'arte
[IT]
Negli ultimi decenni, in Italia, in Germania, in Francia e negli Stati Uniti, si è assistito a una notevole ripresa di interesse per la storia della storiografia medievistica dell'Ottocento e del Novecento, soprattutto da quando gli storici hanno riconosciuto il ruolo che concetti e categorie di analisi svolgono nell'esame del passato; da quando essi hanno individuato il nesso che lega la scelta dei temi di ricerca e delle metodologie ritenute adeguate per indagarli alle concrete forme di aggregazione nei luoghi deputati alla ricerca. Un'utile panoramica è rappresentata dal recente "Atlas of European Historiography: The Making of a Profession, 1800-2005" (eds. I. Porciani, L. Raphael, London 2009). Per l'Italia meridionale e per la Sicilia si dispone di una buona base di studi su alcuni autori e su alcune istituzioni di ricerca, come le università e le società di storia patria (si veda la bibliografia indicata al punto 12); ma molto resta ancora da fare per la maggior parte degli storici attivi tra gli ultimi decenni dell'Ottocento e la prima metà del Novecento. Soprattutto va ricostruita, sulla base degli scambi epistolari, ancora in larga parte inediti, la rete di relazioni concrete che legava la ricerca locale a quella nazionale e internazionale - in anni in cui in primo luogo dalla Germania venivano forti impulsi al rinnovamento delle metodologie e delle pratiche di lavoro.

[EN]
In the last decades, in Italy, Germany, France and in the United States, the history of medievistic historiography in the nineteenth and twentieth centuries remarkably progressed, after the historians have acknowledged the role that concepts and categories of analysis play in the examination of the past and they have singled out the
connection between the choice of the research topics and the adequate methodologies to investigate them and the concrete forms of aggregation in the places devoted to the research. An useful overview was recently given in "Atlas of European Historiography: The Making of a Profession, 1800-2005" (eds. I. Porciani, L. Raphael, London 2009). As to Southern Italy and Sicily, there is a sound basis of studies on some authors and research institutions, such as the universities and the Società di Storia Patria (see the bibliography indicated at section 12); nevertheless, not everything has been said in regard to most of the historians working between tha last decades of the nineteenth century and the first half of the twentieth. Above all, the net of concrete relations tying local research to the national and international one will be reconstructed, on the basis of the epistolary exchanges, still largely unpublished, in those years in which a strong stimulus to the renovation of methodologies and work practices came above all from Germany.
 
 
Descrizione dei compiti dell'Unità di Ricerca
[IT]

L'unità di Napoli contribuisce al programma di ricerca nazionale con un’indagine sulla cultura medievistica nell'Italia meridionale e in Sicilia, negli anni compresi tra l'unificazione dell'Italia, nel 1861, e la seconda guerra mondiale. In particolare, la ricerca, basata anche sullo studio di numerosi materiali inediti (custoditi soprattutto presso l'Istituto storico Italiano per il medio evo di Roma, il Deutsches Historisches Institut di Roma, la Società Napoletana di Storia Patria di Napoli, L'Archivio di Stato di Napoli, la Società Siciliana per la Storia Patria di Palermo, la Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale, l'Archivio di Stato di Palermo, l'Archivio Storico dell'Università di Palermo, la Biblioteca dei Monumenta Germaniae Historica di Monaco, l'Archivio dell'Institut für Oesterreichische Geschichtsforschung), si svilupperà lungo alcune direttrici, relative ai principali poli aggregativi della cultura storica meridionale e siciliana e ad alcuni temi ritenuti particolarmente significativi per cogliere l'intreccio che legava la cultura storica del Mezzogiorno e della Sicilia alle correnti storiografiche nazionali e internazionali.
L'unità di ricerca di Napoli realizzerà la piattaforma informatica comune anche alle altre unità locali del PRIN, secondo gli standard di raccolta dei dati nonché di descrizione e interoperabilità dei metadati più accreditati a livello internazionale (OAI-PMH e OAI-ORE).

1) Poli aggregativi
a) Italia meridionale: Università di Napoli, Società Napoletana di Storia Patria e Grande Archivio
È noto che la riforma desanctisiana introdusse nell'ordinamento universitario un insegnamento di storia ben diverso da quello presente nella Facoltà di Lettere di Napoli sotto il precedente regime borbonico. La storia venne infatti concepita e insegnata come "Storia nazionale", a partire da G. de Blasiis. La storia politico-istituzionale del Regno, fino a quel momento egemone, e allora ancora praticata da B. Capasso, fu invece declassata a un ruolo di secondo rango, sia per il suo carattere settoriale rispetto al carattere generale della storia politica, sia rispetto al suo taglio regionale e non italiano. Alcuni decenni dopo, M. Schipa, che successe a De Blasiis sulla cattedra napoletana, sottolineerà con enfasi il mutamento di prospettiva, mentre B. Croce darà a esso legittimazione teorica, individuando in B. Capasso e in E. Cenni le figure emblematiche dei caratteri e dei limiti della storiografia napoletana preunitaria. Con la riforma desanctisiana vennero anche esiliate dall'università la paleografia e la diplomatica, perché considerate prive di contenuti culturali di ordine generale. Tali discipline continuavano invece a venire impartite nella scuola dell'Archivio di Stato di Napoli.
Alla luce di questa prospettiva, sarà prestata particolare attenzione all'opera di G. de Blasiis, l'ex-garibaldino che fu chiamato alla nuova cattedra di Storia nazionale da F. de Sanctis, ma che sempre più, a partire dagli anni Settanta dell’800, affiancò all'insegnamento universitario un'attività di ricerca su temi particolari e localistici, solitamente ricondotta alle suggestioni della storiografia capassiana. Tale autore va invece collocato in un più ampio contesto nazionale e internazionale, fortemente sensibile alle suggestioni e agli insegnamenti della storiografia e della cultura storica tedesca - come risulta evidente anche dalle figure di E. Pèrcopo e di T. Persico. Alla ricostruzione della biografia umana e culturale del Persico, che assicurò la diffusione in Italia dell'opera di un importante esponente della Kulturgeschichte tedesca come E. Gothein verrà dato particolare rilievo, procurando anche l'edizione critica, in formato elettronico, della sua traduzione di Die Renaissance in Süditalien (1915).
Altre roccaforti della tradizione storiografica meridionale furono la Società Napoletana di Storia Patria e la Scuola presso il Grande Archivio, entrambe egemonizzate dalla figura di B. Capasso - come ha di recente ricostruito M. Del Treppo. Nella Scuola dell'Archivio si tenevano i corsi di paleografia e di diplomatica; dal 1861, vi insegnò la diplomatica M. Baffi, e, dal 1889, R. Batti l'archivistica. Va sottolineato che la storiografia storico-erudita e la sua metodologia trovarono il loro ambito di applicazione esclusivamente in relazione allo studio del medioevo e della prima età moderna, e che per queste epoche venne raccolto ed elaborato un ingente patrimonio di informazioni, di documenti e di messe a punto critiche. L'eredità di tale tradizione storiografica venne poi raccolta e continuata, fin dai primi del ‘900, dagli storici del diritto: da N. Tamassia a F. Brandileone, da G.M. Monti a E. Besta (per quanto riguarda "Il diritto pubblico nell'Italia meridionale"), fino alle prime ricerche di F. Calasso e di G.I. Cassandro. Ad essa attinse, nei suoi primi lavori, anche E. Pontieri, prima che la lezione di Croce conducesse lui e il suo maestro M. Schipa lungo i sentieri della storia etico-politica.
Particolare attenzione sarà dedicata alle figura e all'opera di F. Brandileone, per il suo ruolo chiave nel rapporto tra filologia, storiografia erudita e storia del diritto.
 
b) Sicilia: Accademie, società di storia patria, archivi e università
Apparentemente, dopo la straordinaria fortuna anche nazionale dell'opera di M. Amari, la storiografia siciliana sembra chiudersi nel secondo ‘800 in un circuito strettamente legato all'ambito regionale. Questa tuttavia appare una caratteristica comune a tutta la storiografia italiana, in particolare alla medievistica, fortemente legata al suo oggetto frammentato e alle sue fonti specifiche. L'effettiva carenza di un'unificazione nazionale nel campo della memoria storica viene colmata solo in apparenza dall'assurgere a modello della vicenda centro e nord italiana dei Comuni e dalla prevalenza della storiografia di argomento ecclesiastico.
In realtà, il lavoro sulle fonti e l'elaborazione di ambiti di ricerca di forte rilevanza e problematicità ha caratterizzato tutte le storiografie medievistiche regionali nei decenni fra i due secoli, producendo una colossale quantità di edizioni di fonti e di riflessioni sull'identità locale in relazione all'Italia e all'Europa. In molti casi, la felice mediazione delle Società di Storia Patria ha consentito la circolazione anche di pregevoli linee di ricerca locale nel circuito della storiografia accademica, raccordandosi pure con gli ambienti degli Archivi, altro fulcro dell'attività di scavo documentario che ha fondato le basi delle conoscenze successive.
A questo capitolo della storiografia siciliana è dedicato il progetto di ricerca, che intende ricostruire l'ambiente storiografico isolano fra gli anni Ottanta dell'800 e gli anni Quaranta del ‘900, prestando attenzione sia alla produzione, spesso dispersa, di studiosi di vaglio operanti sia nelle Accademie e nelle società di storia patria, sia negli archivi, sia nelle università. La produzione di questi studiosi, che costituisce in molti casi la base ancora attuale delle conoscenze medievistiche in senso lato (filologiche, storiche, giuridiche, diplomatistiche), in molti casi risulta dispersa o di difficile utilizzazione, non essendo dotata di adeguati apparati critici e di strumenti di ricerca interni ai testi, specie nel caso di edizioni documentarie.
La ricostruzione complessiva dell'ambiente storiografico siciliano sarà la base necessaria all'identificazione delle figure di studiosi per i quali si procederà poi a uno studio più specifico e approfondito. Tuttavia possono essere già identificati alcuni studiosi che emergono come figure preminenti e influenti nella propria e nelle successive generazioni, da R. Starrabba a I. Carini, a M. Gaudioso, a C.A. Garufi. L'ampiezza degli orizzonti anche metodologici di tali studiosi, protagonisti degli studi documentari e delle più vivaci esperienze di ricerca che facevano capo alla società di Storia Patria, di cui i primi furono fondatori, fa di queste figure quelle di intellettuali che assicurarono pure la circolazione in ambito siciliano delle idee e delle tecniche d'indagine e di edizione elaborate in ambito europeo.
Per ciascuno degli studiosi individuati si procederà al censimento della produzione scientifica, alla digitalizzazione dei contributi più significativi “fuori diritti”, alla redazione di profili biografici che confluiranno nel Dizionario Bio-bibliografico della medievistica italiana contenuto nella sezione Memoria dell'iniziativa Reti Medievali (www.retimedievali.it). Sarà altresì realizzata l’ edizione di uno o più volumi di carteggi inediti.
 
 
2) Temi di confronto
a) Federico II, il Regno di Sicilia e la “patria ghibellina”
La caratterizzazione di Federico II quale padre della “patria” italiana, quale legislatore illuminato e ghibellino salvatore dell’autonomia dello stato, venne a delinearsi in un arco cronologico che va dalla fine del XVIII secolo alla prima metà del XX, intrecciandosi a quell’insieme di discorsi e di pratiche fondative, di risorse concettuali, retoriche e narrative, utilizzate dagli intellettuali romantici per elaborare l’idea di una comunità nazionale italiana e farne un’immagine di grande forza comunicativa. Tale complesso processo, che si sviluppò anche attraverso un serrato dialogo con alcune eminenti figure della storiografia e della cultura italiana, tedesca e più in generale europea (F. von Raumer, K. Höfler, J.-C.-L. Sismonde de Sismondi, E. Giudici, C. Balbo, V. Gioberti, V. Nannucci, F. Trucchi, P. Balan, J.F. Böhmer, L. von Ranke, F. Gregorovius, E. Winkelmann, J. Burckhardt, J.-L.-A. Huillard-Bréholles, H.-P.-J. d’Albert, C.-J. de Cherrier, J. Zeller, K. Hampe, E. Kantorowicz ecc.), sarà indagato attraverso l’esame delle opere di storici, storici della letteratura, giuristi ed eruditi, come G. La Farina, G.B. Niccolini, L. Settembrini, F. De Sanctis, G. de Blasiis, B. Capasso, F. Brandileone, M. Schipa e G. Pepe. D’altronde, l’affermarsi della caratterizzazione di Federico II come padre della patria ghibellina sembra svilupparsi senza eccessivi attriti con la diffusione, anche in Italia e nel Mezzogiorno, della severa lezione della scuola filologica tedesca, veicolata dai volumi dei Monumenta Germaniae Historica, dall’«Archiv der Gesellschaft für ältere Deutsche Geschichtskunde» e dalle ampie rassegne bibliografiche pubblicate dall’«Archivio Storico Italiano». Se è infatti indubbio che tale lezione sollecitò gli studiosi intenti in ricerche storico-culturali a carattere regionale e locale a superare i limiti dell’antiquaria dei secoli precedenti e la sua propensione all’accumulazione erudita e acritica delle conoscenze, dando buoni frutti anche negli studi normanno-svevi (soprattutto con le monografie di Capasso e di Brandileone), è altresì evidente che l’allargamento della base documentaria e le nuove indagini critico-filologiche offrirono nuovi materiali all’elaborazione di miti e simboli funzionali alla costruzione discorsiva della nazione-Italia. 
 
b) Il Regno angioino tra memoria della nazione e pratiche di conservazione archivistica
Non diversamente dalla storiografia sveva, anche la storiografia angioina della seconda metà dell’Ottocento e della prima metà del Novecento oscilla tra l’assidua ricerca di nuove fonti e l’adesione a schemi di lettura risorgimentali. Basti pensare all’enfasi attribuita all’avvicendarsi di monarchie “straniere” nel Mezzogiorno e in Sicilia; all’insistenza sull'eccessivo fiscalismo e "malgoverno" angioino, subalterno agli interessi della Curia romana e troppo debole nei confronti di una feudalità ribelle, volubile e inquieta, che avrebbe frenato nel Mezzogiorno ogni spinta alla costruzione di un’efficace struttura statale unitaria. Se Federico II era stato elevato a emblema della massima coesione della compagine del Regno, a precursore di quei processi che avrebbero portato all’unità della nazione italiana, l’età angioina veniva invece vista (con qualche eccezione per sovrani come Roberto e Ladislao di Durazzo) come l’epoca del prevalere delle forze centrifughe e antinazionali.
L’unità di Napoli ricostruirà la genealogia di tali miti e antimiti, che si svilupparono nel costante confronto della storiografia meridionale con quella di altre regioni d’Italia e di altre nazioni, sia sul piano del riordinamento archivistico della Cancelleria angioina, cui diedero un apporto decisivo B. Capasso e P. Durrieu, sia sul piano delle indagini sulle strutture amministrative, cui contribuirono, sia pure con esiti di qualità diversa, G. Del Giudice, C. Minieri Riccio, R. Trifone, G.M. Monti, L. Cadier, É. Jordan, E. Sthamer. Sarà dato spazio anche all’esame di lavori di ampio respiro come quelli di R. Caggese sull’età di Roberto e di G. Yver sul commercio e i mercanti nel contesto economico e finanziario del Mediterraneo del ‘200 e del ‘300.
D’altronde, per rispondere al bisogno di memoria storica che accompagnò la costruzione dell'identità nazionale, la politica archivistica postunitaria tendeva a privilegiare quelle che nel linguaggio del tempo venivano considerate le "patrie memorie", simbolo dell'"onore" e del "decoro" della nazione. La politica conservativa si concentrava quindi sulla documentazione "statale", soprattutto antica o comunque appartenente a un passato più o meno remoto. Tuttavia, se la conservazione "legale", cioè quella indicata dalle norme via via emanate, aveva previsto la conservazione dei complessi documentari lasciati in eredità dagli Stati preunitari, la conservazione "reale" aveva presto dovuto fare i conti con la mancanza di adeguate strutture conservative e con i conseguenti fenomeni di dispersione di parti consistenti della documentazione storica. Per non parlare della scarsa attenzione riservata in genere alla documentazione di provenienza non statale. Il gruppo di ricerca napoletano intende quindi ricostruire le logiche e le strategie che effettivamente presiedettero alle pratiche conservative dell’archivio angioino, nonché il modo in cui esse condizionarono implicitamente la ricerca medievistica.
 
c) La Corona d'Aragona e la Sicilia
Sarà indagato il fecondo rapporto instauratosi fra studiosi operanti negli archivi siciliani e in quelli spagnoli, culminato nella missione di I. Carini in Spagna e nella colossale ricognizione documentaria da lui svolta, sfociata prima in un rapporto di diversi volumi e poi nella successiva edizione di numerosi fondi documentari conservati nell'Archivio della Corona de Aragón di Barcellona. Tale attività ha posto le basi per il secolare sviluppo di indagini, che hanno cambiato il volto della medievistica siciliana. Contrariamente ai sommari giudizi sulla "decadenza" siciliana provocata dal legame con quella spagnola, la consapevolezza di un sia pure contraddittorio rapporto originario con la realtà iberica ha determinato un costante interesse comparativo, che nel secondo dopoguerra ha favorito un'importante svolta in senso internazionale della storiografia siciliana. Le tappe e i tempi di tale mutamento meritano dunque un'attenta ricostruzione.
 
d) I "comuni" meridionali
Quando negli ultimi decenni dell’800 il tema della città entrò a far parte del canone della storiografia medievistica italiana, la storiografia siciliana elaborò una peculiare prospettiva “comparativa”, basata su una visione duplice e ambivalente della specificità siciliana. Da un lato, tale specificità veniva esaltata e rivendicata, anche sulla base del passato musulmano e dell'originalità della vicenda normanna, in contrapposizione al canone nazionale in via di affermazione; dall'altro, si cercava di adottare forzosamente schemi e modelli propri della storiografia nazionale, "cercando il Comune" (e spesso rilevandone l'inesistenza come fattore di mancato sviluppo) nelle realtà urbane isolane e dimenticando i caratteri propri che assumono le comunità cittadine, se inserite in compagini politiche più ampie. Tale impostazione ha profondamente condizionato la storiografia successiva all'Ottocento, orientando la percezione della "questione meridionale", dell'"arretratezza" siciliana, dell'assenza di "borghesie".
Sulla base dell'esegesi delle opere degli studiosi e del mutare delle loro posizioni nel tempo (M. Amari nel corso delle successive redazioni dei suoi volumi passò dalle posizioni antinapoletane a quelle antifrancesi), della loro diversa formazione scientifica, culturale e politica, delle polemiche che li videro contrapposti (si pensi alla discussione fra F. Calasso e M. Gaudioso sulle "autonomie cittadine" meridionali), saranno ricostruite la genesi e lo sviluppo di una storiografia che ha finito a partire dagli anni Venti e Trenta del ‘900, per molti decenni, con l'isterilirsi in una retorica dell'identità regionale, allontanandosi sempre più dagli sviluppi della medievistica italiana.
 
e) Le realtà ebraiche del regno siciliano
Quello delle comunità ebraiche - le maggiori del Mediterraneo tardomedievale - è stato uno dei temi che più ha richiamato l'interesse della storiografia italiana ed europea sulla Sicilia, anche se non con la stessa attenzione riservata ai temi classici del regno normanno e del regno indipendente trecentesco. Un'imponente silloge della documentazione relativa a tali comunità fu realizzata dai fratelli B. e G. Lagumina nell'ultimo decennio dell'800 e costituisce ancora oggi un essenziale punto di riferimento. L’unità di ricerca intende ricostruire quali rapporti si instaurarono, per questo ambito di studi, tra la storiografia locale e quella internazionale, quali furono i fattori frenanti e quelli di stimolo, quali le opportunità non sfruttate e quali gli apporti esterni accolti in ambito locale su un tema centrale nel panorama delle grandi questioni della storia mediterranea ed europea.
 

3) Piattaforma informatica
Secondo quanto indicato in forma più analitica nel MODELLO A, l’unità di Napoli realizzerà, in ambiente open source, la piattaforma informatica in cui saranno pubblicati ad accesso aperto i contributi approntati dalle diverse unità locali. Più precisamente, in stretta collaborazione con Reti Medievali e con il Centro di Ateneo per le Biblioteche dell’Università di Napoli Federico II, saranno realizzati:
a) un “repository” (in EPrints) denominato RM Open Archive
b) un CMS (Content Management System), basato su PHP, mySQL e XML.
 
 
4)Articolazione del progetto, tempi di realizzazione, prodotti della ricerca previsti
a) Articolazione e tempi di realizzazione
Primo anno: ricerca bibliografica, ricerca di archivio, concertazione con le altre unità di ricerca delle attività comuni; digitalizzazione delle prime opere “fuori diritti”; installazione e configurazione del CMS e dell’Open Archive;
Secondo anno: completamento della ricerca di archivio; trascrizione del carteggio da pubblicare; digitalizzazione di altre opere “fuori diritti”; svolgimento di un seminario intermedio di concerto con le altre unità di ricerca;
Terzo anno: svolgimento di un convegno organizzato dall'unità di ricerca; organizzazione del convegno conclusivo del Progetto Nazionale; digitalizzazione delle ultime opere “fuori diritti”; stesura dei testi; pubblicazione di tutti i materiali prodotti nel CMS e nell’Open Archive.
 
b) Prodotti della ricerca previsti
Un volume di saggi di sintesi sulla storiografia medievistica meridionale e siciliana (esito di un convegno);
Una monografia, prodotta da un assegnista, sulla storiografia medievistica napoletana; 5 ampli saggi di bilancio e approfondimento su Federico II, il Regno di Sicilia e la “patria ghibellina”, il Regno angioino tra memoria della nazione e pratiche di conservazione archivistica, La Corona d'Aragona e la Sicilia, I "comuni" meridionali, Le realtà ebraiche del regno siciliano; Edizione di uno o più volumi di carteggi;
Digitalizzazione di un congruo numero di contributi storiografici importanti “fuori diritti".


[EN]
The unity of Naples contributes to the national programme research with an inquiry on medievistic culture in Southern Italy and Sicily, in the period from the unification of Italy, in 1861, and the second World War. In particular, this research, based also on the study of many unpublished materials (kept in Istituto storico Italiano per il medio evo di Roma, German Historical Institute in Rome, Società Napoletana di Storia Patria in Naples, Archivio di Stato in Naples, Società Siciliana per la Storia Patria in Palermo, Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale, Archivio di Stato in Palermo, Archivio Storico of the University of Palermo, Bibliothek der Monumenta Germaniae Historica in Munich, Archiv des Instituts für Oesterreichische Geschichtsforschung), will be developed along some guiding lines, relating to the main aggregative poles of Southern and Sicilian historical culture and some meaningful topics of the link between the South historical culture and national and international historiographical trends.
The research unity of Naples will design and implement the computing platform (which will be used by each other research unity) of the renewed sections Open Archive and Memory of Reti Medievali according to international standards for the description and exchange of aggregations of Web resources and for to the metadata harvesting (OAI-PMH e OAI-ORE).

1) Aggregative poles

a) Southern Italy: University of Naples, Società Napoletana di Storia Patria and Main Archive
It is well known that De Sanctis' reform introduced in the universitary system a teaching of history that was very different from the organization of the Faculty of Literature in Naples under the preceding Borbonic regime. History was in fact conceived and taught as "national history", starting from Giuseppe de Blasiis. Political-istitutional history of the Kingdom, that was hegemonical up to that moment, and was still practiced at that time by Bartolommeo Capasso, was instead downgraded to a secondary role, both for its sectorial character compared to the general character of political history, and for its regionalistic, non Italian style. Some decades later, Michelangelo Schipa, who succeeded De Blasiis on Neapolitan chair, will emphasize the change in perspective, while Benedetto Croce will give it a theoretical legitimation, identifying Bartolommeo Capasso and Enrico Cenni as the emblematic figures of the characters and limits of pre-unitarian Neapolitan historiography. With De Sanctis' reform Paleography and Diplomatics were also banned from the university, because they were considered devoid of general cultural contents. On the contrary, those disciplines were still taught in the school of the Archivio di Stato in Naples. From this point of view, the work of Giuseppe de Blasiis will be attentively inquired. He was an ex-Garibaldian, called to the new chair of National history by Francesco de Sanctis; starting from the Seventies of XIXth century, his universitarian teaching was more and more flanked by a research on particular, localistc topics, under the influence of Capassian historiography. On the contrary, De Blasiis - as well as Erasmo Pèrcopo and Tommaso Persico - is to be included in a wider national and international context, under the influence of German historiography and culture. Persico's human and cultural biography will be reconstructed; thanks to him, the work of Eberhard Gothein (Die Renaissance in Süditalien, 1886), a main figure of German Kulturgeschichte, was spread all over Italy. The research unity will accomplish a critical edition, in electronic format, of his translation of Die Renaissance in Süditalien (1915).
Some other important centers of Southern historiographical tradition were the Società Napoletana di Storia Patria and the School at the Main Archive in Naples: both of them were dominated by the figure of Bartolommeo Capasso, as Mario Del Treppo has recently maintained. In the School of the Archive, paleography and diplomatics courses were held; from 1861 onwards, Michele Baffi taught diplomatics, and from 1889, Raffaele Batti taught archivistics. It should be stressed that historical-erudite historiography and its methodology found their application only in the study of the Middle Age and early modern age; as to those periods, an impressive quantity of information, documents and critical readings was picked up and worked out. The heritage of this historiographical tradition was later picked up and continued, starting from the first years of the twentieth century, by some historians of Law: Nino Tamassia, Francesco Brandileone, Gennaro Maria Monti and Enrico Besta (as to Il diritto pubblico nell'Italia meridionale dai Normanni agli Aragonesi, 1929), up to the first inquiries performed by Francesco Calasso and Giovanni Italo Cassandro. Also Ernesto Pontieri was influenced by this tradition in his first works; then, Croce's influence oriented his, and his master Michelangelo Schipa's interests towards ethical and political history.
Francesco Brandileone's figure and works will be examined with a particular attention, because of his key-role in the relation among philology, erudite historiography and history of law.

b) Sicily: Academies, Società di Storia Patria, Archives and Universities
After the extraordinary fortune - also national - of the work of Michele Amari, in the second half of the nineteenth century, Sicilian historiography seems to close itself in a strictly regionalistic field. However, this appears to be a common characteristic of Italian historiography, particularly the medievistic one, that is strongly tied to its fragmentary object and specific sources. The actual lack of a national unification in the field of historical memory is filled only apparently by the interpretative model based on the role of Central and Northern Italian Commons and by the preminence of Ecclesiastic historiography. The work on the sources and the elaboration of important research topics has characterized all the medievistic, regionalistic historiographies in the decades between the two centuries, promoting a huge quantity of editions of sources and reflections on local identity, with relation to Italy and Europe. In many cases, the fruitful mediation of the Società di Storia Patria has fostered the circulation of some worthy local researches within academic historiography, connecting also with the Archives, that are another centre of that activity of documentary excavation, that has set the basis for the succeeding outcomes.
This research project is devoted to this chapter of Sicilian historiography: it is aimed at a reconstruction of the insular historiographical milieu in the period included between the Eighties of the nineteenth century and the Forties of the twentieth century, with a peculiar attention both to the production, often scattered, of valuable scholars working within the Academies and the Società di Storia Patria, as well as in the archives and the universities. The production of these scholars, constituting in many cases the still up-to-date basis of widely conceived medievistic knowledges (philological, historical, legal, diplomatic), in many cases has been lost or it is difficult to use, as it lacks adequate critical apparatuses and reserch instruments within the texts, especially in the case of documentary editions. 
The complessive reconstruction of the Sicilian historiographical milieu will be the necessary basis for the identification of the figures of some scholars, whom will be then studied in a more specific and deeper way. However, some scholars - emerging as prominent and influential figures in their own and the successive generations - may be singled out: Raffaele Starrabba, Isidoro Carini, Carlo Alberto Garufi. The broadness of the methodological horizons of the aforesaid scholars - who were protagonists of some documentary studies and of the more lively research experiences referring to the Società di Storia Patria, founded by them - makes them outstanding intellectual figures - assuring, in Sicily, the circulation of ideas, inquiries and edition tecniques worked out in Europe.
A bibliographical survey of the whole scientific production of the aforesaid scholars, the digitalization of their most significant contributions (in public domain), the edition of one or more volumes of unpublished correspondences, the writing of short biographical profiles, converging in the section "Memory” of Reti Medievali (www.retimedievali.it), will be carried out as well.


2) Comparison topics

a) Frederick II, the Kingdom of Sicily and “ghibelline homeland”
The characterization of Frederick II as a father of Italian homeland, an Enlightened, ghibelline law-giver, a saver of the autonomy of the state, was carried out between the end of XVIIIth century and the first half of XXth, linked with a lot of foundation discourses and practices, conceptual , rhetorical and narrative resources, which were utilized by Romantic scholars in order to carry out the idea of an Italian national community and make an image of great communicative strength. That complex process, which spread also through a cross-talk with some outstanding figures of Italian, German and European historiography and culture (F. von Raumer, K. Höfler, J.-C.-L. Sismonde de Sismondi, E. Giudici, C. Balbo, V. Gioberti, V. Nannucci, F. Trucchi, P. Balan, J.F. Böhmer, L. von Ranke, F. Gregorovius, E. Winkelmann, J. Burckhardt, J.-L.-A. Huillard-Bréholles, H.-P.-J. d'Albert, C.-J. de Cherrier, J. Zeller, K. Hampe, E. Kantorowicz ecc.), will be inquired through an analysis of the works of general historians, historians of literature, jurists and erudite scholars, such as G. La Farina, G.B. Niccolini, L. Settembrini, F. De Sanctis, G. de Blasiis, B. Capasso, F. Brandileone, M. Schipa e G. Pepe. However, the spreading of the image of Frederick II as a father of ghibelline homeland went on without colliding with the diffusion, also in Southern Italy, of German philological tradition, through Monumenta Germaniae Historica, «Archiv der Gesellschaft für ältere Deutsche Geschichtskunde» and the wide bibliographical surveys published in «Archivio Storico Italiano». There is no doubt that such a lesson induced those scholars engaged in historical-cultural inquiries limited to a regionalistic, local character to go over the limits of antiquity studies of preceding centuries and their propensity to the erudite, uncritical accumulation of knowledge, living good fruits also in Norman-Suevian studies (mainly with the monographs of Capasso and Brandileone). Furthermore, it is evident that the widening of the documentary basis and the new critical-philological inquiries offered new materials for the elaboration of myths and symbols purposive to the discursive construction of Italian nation.

b) The Angevin Kingdom between memory of the nation and practices of archival conservation
Angevin historiography of the second half of the 19th and first half of 20th century - as well as Swabian historiography - fluctuates between the continuous search for new sources and the adhesion to Risorgimento patterns. An example is the emphasis on the succeeding of “stranger” kingdoms in the South and Sicily; the stress on the excessive fiscality and Angevin bad government, subordinate to the interests of Roman Curia and too weak with a rebel, inconstant and unquiet feudality, which would have inhibited any impulse towards the construction of a successful Unitarian statal structure in the South. On the one hand, Frederick II had been promoted to the symbol of the highest cohesion of the Kingdom, a precursor of those processes, which would have led to the unity of Italian nation; on the other hand, the Angevin period was considered - with some exceptions, such as the kingdoms of Roberto and Ladislao di Durazzo - the age of prevailing centrifugal and anti-national forces.
The unity of Naples will reconstruct the genealogy of so many myths and anti-myths, which spread through a constant comparison of Southern historiography with other Italian regions and nations' one, both under the aspect of archival reorganization of Angevin Chancellery, to which B. Capasso and P. Durrieu gave a fundamental contribution, and under the aspect of the inquiries of administrative structures, to which G. Del Giudice, C. Minieri Riccio, R. Trifone, G.M. Monti, L.  Cadier, É. Jordan, E. Sthamer contributed, with different outcomes. Also the important works of R. Caggese on the age of Roberto and G. Yver on the commerce and merchants in the economic and financial context of Mediterranean Sea in the 13th and 14th centuries will be accurately examined.
Otherwise in order to satisfy the need for historical memory - which accompanied the construction of national identity, post-unitary archivistic policy tended to privilege the so-called "patrie memorie" (in the language of the time), that were a symbol of "onore" (honour) and "decoro" (dignity) of the nation. Therefore, conservative policy was centred on the "state" documentation, usually ancient or anyway pertaining to a more or less remote past. Nevertheless, if “legal” conservation - that is to say, indicated by the issued rules - had provided the conservation of the documents left by pre-unitarian States, "real" conservation had soon faced the lack of proper conservative structures and the consequent dispersion of consistent parts of historical documentation, as well as little attention payed to non-statal documentation. Therefore, the research staff intends to reconstruct the logics and strategies subtended to the conservative practices of Angevin Archive, as well as the way in which those logics and strategies implicitly influenced Medievistic research.

c) The Crown of Aragon and Sicily
The fruitful connection among scholars working in Sicilian and Spanish archives culminating in I. Carini's mission in Spain and in his huge documentary recognition, which gave birth to a report in some volumes, and then in an edition of numerous documentary funds kept in the Crown Archive of Aragón in Barcelona will be inquired. Such activity put the basis for the secular inquiry, which changed the face of Sicilian medieval studies. Contrary to the sketchy judgements on Sicilian "decay", caused by its connection with Spanish one, the awareness of a contradictory original relation with Spain determined a constant comparative interest, which in the second after-war made possible an important international turning of Sicilian historiography. Therefore, the steps and times of such a change deserve a careful reconstruction.

d) Southern “Commons”
In the last decades of 19th century, when the theme of the city gained an established place in the canon of Italian medieval studies, Sicilian historiography elaborated a particular "comparative" perspective, which was ambivalent and even ambiguous. On the one side, the peculiarity of Sicily was claimed and emphasised on the basis of the Muslim past and the originality of Norman history, in contrast with the national canon; on the other side, Sicilian historians tried to adopt national schemas and models in a constrained manner by searching the "Commune" in Sicilian towns and by considering its absence as the main reason for the missed development of the isle. This way of posing the problem didn't consider that urban communities assume special characters in the context of broad political organizations; it deeply conditioned post-19th century historiography, orienting the perception of “Southern question”, of Sicilian backwardness, of the lack of “bourgeoisie”.
On the basis of the exegesis of the works of scholars and the changement in their position through the time (M. Amari, during the successive redactions of his volumes moved from an anti-Neapolitan to an anti-French point of view), on the basis of their different scholarly, cultural and political training, of the polemics which divided them (for example, the discussion between F. Calasso and M. Gaudioso on Southern “civic autonomies”), the genesis and development of an historiography that, starting from the 20s and 30s of 20th century, reduced itself to a rhetoric of regional identity, moving away more and more from the developments of Italian medievistic, will be reconstructed.

e) Jewish communities in the Sicilian Kingdom
Historiography on the Jewish communities in the Sicilian Kingdom, among the biggest throughout the Mediterranean, will be particularly fostered. This research topic has probably put into contact the Sicilian research with the Italian and European ones more than any other topic, though in a lateral way, compared to that historiography more centered on the classical topics of the Norman Kingdom and the independent kingdom in the fourteenth century. A very important collection of documents on Jewish communities was carried out by brothers B. and G. Lagumina in the last decade of 19th century; it still represents a landmark for Jewish studies.
The Research Unit will investigate the relationships established between local and international historiography, the factors that stimulated or hindered mutual exchanges, the received and rejected opportunities.


3) Informatical Platform
According to Item A (MODELLO A), the Unit of Naples will realize the open source platform for publication of all contributions accomplished by different research units. More precisely it will be realized in close collaboration with Reti Medievali and Center for Libraries at "Federico II" University of Naples:
a) a repository in EPrints called RM Open Archive
b) a CMS (Content Management System) based on PHP/MySQL and XML.


4) Project stages, achievement steps, expected research products
a) Project stages and achievement steps
First year: archive research, bibliographic research, planning activities of shared research with the other Research Units; digitization of some works in public domain; installation and configuration of CMS and Open Archive;
Second year: accomplishment of archive research; transcription of materials selected for publication; digitization of other works in public domain; a halfway seminar with the other Research Units.
Third year: a conference organized by the Research Unit; organisation of the final conference of the National Project; digitization of last works in public domain; writing of all scholarly contributions and their publication in Reti Medievali

b) Expected research products
Final conference proceedings (of the project PRIN 2010-2011) on italian Medieval Studies in Italy in nineteenth and twentieth centuries;
A volume of collected essays on Medieval Studies in Southern Italy and in Sicily in nineteenth and twentieth centuries, mainly concerning the topics outlined at item B.
A monographic Study about Medieval Studies in Naples. The author will be a temporary fellow researcher.
Five scholarly articles about “Frederick II, the Kingdom of Sicily and the ‘Ghibelline Homeland'; “Angevin Kingdom: Memory of the Nation and Archival Practices”; “The Crown of Aragon and the Mediterranean”; “Southern Commons”; “the Jewish communities in Sicily”
At least one volume of previously unpublished archival material (especially historians' correspondence).
Digitization of works of the end of the 19th and the beginning of the 20th (in public domain).

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