Unità di ricerca dell’Università degli Studi per Stranieri di Siena

Coordinatore: Prof. Mauro Moretti
Componenti: Dott. Paola Carlucci, Prof. Giovanna Cigliano (Università degli Studi di Napoli Federico II), Prof. Marina Gazzini (Università degli Studi di Parma)

 

 

Titolo della ricerca dell'unità senese:
La comunità scientifica fra insegnamento e organizzazione della ricerca / The scientific community between teaching and organization of research

Abstract
[IT]
L’unità di ricerca costituita presso l’Università per Stranieri di Siena si concentrerà sul processo di professionalizzazione degli studi storici. Si tratta di un ambito di ricerca che ha prodotto di recente una serie di rilevanti contributi generali, che consentono di disporre di un primo quadro di riferimento comparato su scala europea. È ora necessario arricchire e articolare la ricostruzione della vicenda italiana, concentrando l’esame sul terreno della medievistica, che fu centrale non solo dal punto di vista dei contenuti della produzione storiografica italiana fra Otto e Novecento, ma anche da quello della fissazione degli standards, di una codificazione delle tecniche e delle competenze necessarie che determinano il profilo del moderno mestiere di storico.
Il mestiere di storico si ricostruisce, in primo luogo, attraverso una prosopografia degli studiosi italiani attivi nel campo di quella che, dopo l’Unità e per vari decenni, venne comprensivamente definita storia ‘moderna’, con uno stacco netto rispetto a quella antica ed al campo delle Altertumswissenschaften. E’ inoltre necessaria una dettagliata indagine sulla normativa universitaria, sui procedimenti di selezione e di reclutamento, sugli insegnamenti attivati. La sfera universitaria costituirà il terreno di ricerca principale, ma non l’unico. Occorre infatti tenere in considerazione anche quegli studiosi attivi nell’ambito degli archivi e delle scuole di archivio, e di altri limitati settori dell’amministrazione. 
La prospettiva è diversa per quel che riguarda l’associazionismo storiografico e l’insegnamento secondario. Qui andranno proposti alcuni casi di studio. Per quel che riguarda l’associazionismo storiografico, a partire dalla letteratura disponibile, andranno illustrati sistematicamente composizione, indirizzi, scelte storiografiche e editoriali che hanno caratterizzato l’opera di alcune deputazioni e società di storia patria.
Per quel che concerne, invece, il nesso università-scuola, occorrerà partire dalla documentazione di pratiche e contenuti dell’insegnamento storico. Su questo terreno la ricerca può essere concentrata da un lato su alcuni fondi documentari che consentono di ricavare informazioni sul lavoro accademico (carteggi ed archivi di storici, ma anche carte ufficiali conservate all’ACS); dall’altro occorrerà partire da una considerazione generale dell’offerta didattica universitaria nel lungo periodo, concentrando poi l’indagine su alcune sedi di particolare rilievo. Due esempi sono la Scuola Normale Superiore di Pisa e la sezione filologico-filosofica dell’Istituto di studi superiori di Firenze: si tratta di due importanti centri di studio ‘medievistici’, nei quali erano possibili sperimentazioni didattiche ed esperienze di studio originali, e dei quali è possibile ricostruire almeno in parte la funzione scientifica e ‘professionalizzante’ attraverso i destini degli allievi. 
Organizzazione di un sistema archivistico nazionale, fondazione di istituti di ricerca extrauniversitari, iniziative e collane per l’edizione di fonti, riviste storiche, attività delle società storiche regionali e locali, forme di promozione e di incoraggiamento della ricerca storica, creazione di una rete prima informale, poi in parte istituzionalizzata, di rapporti internazionali fra comunità di storici, sono infine altri aspetti costitutivi della formazione di un moderno assetto della ricerca in Italia che verranno poi presi in considerazione. 
Infine, non furono solo le dinamiche disciplinari a contare: andrà infatti riesaminato, dall’angolo visuale della storia della medievistica, l’impatto del fascismo sulle strutture e sull’organizzazione della ricerca storica e, soprattutto, sulla condizione politica e civile degli studiosi di storia: fra soppressione delle libertà e leggi razziali il prezzo pagato dalla medievistica italiana fu alto, da Gaetano Salvemini a Gino Luzzatto e Giorgio Falco.

[EN]
The Research Unit of the Università per Stranieri di Siena will focus on the process of professionalization of the discipline of history. In this field some recent, notable preliminary studies have brought out a first comparative framework on a European scale. Our present aim is to enrich and further explore the Italian development of the historical professionalization, focusing on Medieval Studies, which was fundamental not only for the Italian historiographic production in the 19 th and in the 20th century, but which was also central to define the standards, to codify the techniques and the competences required for the profession of historian in the contemporary era. 
Above all, in order to examine the making of the profession of the historians one must trace the prosopography of the Italian scholars who, after the Unification and later, were active in the field of Modern History, which was meant to cover the period from 476 to 1814 and which was clearly detached from Ancient History and from the Altertumswissenschaften. In addition, a detailed inquiry on University laws, on selection procedures of scholars, and on tuition is essential. The University will be the main field of research, but not the only one. It is also important to take into account the scholars who worked in the Archives, in the Archive Schools and in other administrative branches of Italian public institutions. 
A different approach is required when examining historiographic associations and secondary education. In these fields it will be necessary to focus on specific case-studies. As regards the historiographic associations, starting from the available literature, memberships, trends, historiographic and editorial choices of some Società e Deputazioni di Storia Patria (Societies and Deputation for History of Fatherland) will be thoroughly examined. 
As regards the connection between University and secondary education, both syllabi and the practice of historical teaching will be investigated. Research will focus on documents providing information on the academic work (historians’ correspondence and archives; official documents in the Central State Archive (ACS)). In addition, a general investigation will survey history teaching practices at Italian Universities, examining documents from a long time-span. After that, research will focus on some case-studies. Two such examples are the Scuola Normale Superiore of Pisa and the philological and philosophic department of the Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento of Florence (Institute for Higher Practical Studies and Training). They were two important study centers of Medieval History where it was possible to try out new and original didactic experiences. It is possible to reconstruct their scientific and professionalizing function through their students’ careers.

Research will also explore other aspects of the development of modern historical research in Italy, such as the organization of a National Archive system, the foundation of private and State research institutes, initiatives for publishing historical sources and book series for such publications, historical journals, activities promoted by local historical societies, awards and promotions of historical research, and the creation of an informal, later partially institutionalized, network of international relations among historians.
Finally, one must point out that the evolution of the discipline was not simply a scholarly one: it is also important to analyze the impact of Fascism on the structure and organization of historical research and above all on the personal and political conditions of historical scholars: the suppression of civil liberties and the racial laws imposed a very high price on the personal lives and careers of many Italian history scholars, as the biographies of Gaetano Salvemini, Gino Luzzatto, and Giorgio Falco, among others, testify.


Settori di ricerca ERC (European Research Council) 
SH Social Sciences and Humanities
SH6 The study of the human past: archaeology, history and memory
SH6_4 Medieval history
SH6_12 Historiography, theory and methods of history


Parole chiave / Keywords 
MEDIEVISTI, PROFESSIONALIZZAZIONE, TOSCANA, MEDIEVALISTS, PROFESSIONALIZATION, TUSCANY


Stato dell'arte / State of the art
[IT]

1. Il quadro generale
I tratti strutturali dell’università moderna vengono definiti nel primo decennio del XIX secolo, fra la riforma napoleonica del 1808 e la fondazione dell’università di Berlino nel 1810. All’interno dei nuovi ordinamenti delle facoltà, e nel contesto di un rapporto organico con i sistemi di istruzione secondaria che allora presero corpo, e che ponevano all’università anche l’esigenza di formare personale docente laico, vennero svolgendosi alcuni dei processi che la ricerca internazionale ha inquadrato all’interno della tematica della ‘professionalizzazione’ degli studi storici. La vicenda italiana, da questo punto di vista, è contraddistinta da uno scarto cronologico legato alla particolare situazione politica della penisola; alcuni precedenti preunitari, come quello di Torino, delle università asburgiche di Pavia e Padova, di Pisa, offrono comunque un primo punto di riferimento. È tuttavia con l’unità, e con l’impianto di un sistema universitario nazionale, che si avvia la costituzione di un corpo accademico in campo storico che gradualmente verrà adeguandosi ai codici ed alle convenzioni disciplinari definiti soprattutto sull’asse franco-tedesco.
2. La storiografia accademica nell’Italia unita
Da circa un ventennio le ricerche di storia della storiografia italiana, senza abbandonare una consolidata impostazione di storia del pensiero e della cultura storiografica – ma già nella classica sintesi crociana l’importanza della dimensione istituzionale ed organizzativa era almeno segnalata -, sono contraddistinte da un questionario più articolato, all’interno del quale è stato posto l‘accento anche sulle condizioni formali e materiali di esistenza e di funzionamento della comunità scientifica. Questo indirizzo di ricerca – che si è valso anche di una nuova corrente di studi riservati all’università italiana in età contemporanea, che ha riequilibrato il tradizionale primato degli interessi medievistici e modernistici in questo settore – ha prodotto un notevole arricchimento euristico ed ermeneutico, testimoniato da un’opera per più aspetti esemplare come quella di Enrico Artifoni sulla formazione e sull’opera medievistica di Gaetano Salvemini, e da altre indagini riservate ai quadri accademici della storiografia italiana, alla storia degli istituti nazionali e locali di ricerca, all’opera di singoli studiosi in rapporto con alcuni ambiti universitari ed urbani di particolare rilievo. Su questo terreno i risultati più sistematici si sono fin qui ottenuti per gli anni che vanno dalla Grande guerra alla caduta del fascismo, grazie anche alle sollecitazioni provenienti dallo studio della politica culturale di un regime totalitario; si tratta ora di integrare la documentazione esistente – approfondendo, anche da un punto di vista prosopografico, il discorso sulla storiografia accademica -, e di riorganizzarla entro chiare coordinate tematiche, imperniate sul ruolo culturale, istituzionale e tecnico degli studi medievistici fra XIX e XX secolo.
3. Situazioni locali
Al di sotto della trama di riferimento unificante costituita dagli insegnamenti e dai professori universitari di storia nell’ambito di un sistema nazionale, la storiografia italiana resta a lungo fortemente policentrica – diversa, in questo, dalla coeva esperienza francese, almeno dal punto di vista universitario -. Rimase in effetti vivo per molto tempo sia il peso delle tradizioni e dei gruppi intellettuali urbani preunitari - e solo in alcuni casi, come quello torinese e quello fiorentino, lo stato degli studi consente ad oggi un primo efficace orientamento -, sia quello dei peculiari indirizzi assunti dalla ricerca e dall’insegnamento in alcuni centri di studio anche a causa della loro natura atipica rispetto al normale assetto e funzionamento delle facoltà letterarie. Penso, ad esempio, alla Scuola Normale Superiore di Pisa, oggetto di un rinnovato interesse storiografico in occasione del bicentenario (2010), ed all’Istituto di studi superiori di Firenze, che saranno oggetto di particolare attenzione nell’ambito dell’attività dell’unità senese, considerando anche il ruolo avuto da alcuni personaggi chiave, come Pasquale Villari ed Alessandro D’Ancona, nel determinarne la fisionomia intellettuale. Se la vicenda pisana è molto significativa sul piano delle forme dell’insegnamento, di tipo seminariale, oltre che di una precoce messa in campo di strumenti moderni di comunicazione scientifica direttamente legati all’apprendistato accademico, quella fiorentina è segnata dall’elaborazione di prospettive interpretative forti (da Villari a Salvemini, e poi ad Ottokar), e da un’articolazione maggiore, rispetto alla norma, dell’offerta didattica e delle suggestioni intellettuali, dalle scienze ausiliarie agli insegnamenti storico-giuridici, fino agli studi di storia religiosa. Più in generale, poi, si tratta di valorizzare, anche in riferimento ad altre situazioni accademiche ed organizzative nel settore degli studi storici, come quella lombarda – in stretta connessione con le attività di ricerca svolte dalle altre unità del progetto -, tutte le potenzialità derivanti dall’intreccio fra un approccio, in senso lato, di sociologia della cultura applicato al campo storiografico, e l’indagine sugli orientamenti culturali, e sugli studi effettivamente compiuti all’interno dei vari contesti istituzionali nel settore della medievistica.

[EN]
1. The general framework
The structural characters of modern universities are defined in the first decade of the 19 th century, between the Napoleonic reform of 1808 and the foundation of the Berlin University in 1810. Within the new rules of the Faculties, and in the contest of an organic relationship with the systems of high-school education that took shape at the time, and that charged the universities also with the task of forming lay teaching personnel, some of the processes that international research have later framed inside the main theme of the ‘professionalization’ of historical studies occurred. From this point of view, the Italian phenomenon is characterized by a chronological gap connected to the peculiar political situation of the country; a number of pre-Unity precedents, as are the cases of Torino, of the Habsburg universities of Pavia and Padua, of Pisa, nevertheless offer a first point of reference. Yet, it is with the Unification, and with the establishment of a national university system, that the constitution of a university teaching staff in the historic field starts up; such staff will gradually conform to the disciplinary rules and the conventions mainly established on the French-German axis. 
2. Academic historiography in Italy after the Unità
Without abandoning a consolidated definition of history of the historiografic thought and culture – even in Croce’s classical synthesis the importance of the institutional and organizational dimension was at least pointed out – in the last twenty years Italian historiography have been characterized by a more articulated set of questions, stressing the formal and material conditions of existence and functioning of the scientific community. This line of research – taking advantage of a new trend in studies devoted to Italian universities in the contemporary age, that has balanced the traditional supremacy of the medieval and modernistic interests in this field – has produced a remarkable heuristic and hermeneutic enrichment, documented in the exemplary work of Enrico Artifoni on the formation and the medieval studies of Gaetano Salvemini, and by other works on the academic leading figures of Italian historiography, on the history of national and local research institutes, on the work of individual scholars in connection with some particularly prominent university and urban circles. Thanks to the stimulus given by the studies on the cultural politics of a totalitarian regime, the most systematic results in this field have been achieved for the years from the First World War to the fall of Fascism. Now, we aim at integrating the existing documentation (with a deeper investigation in the subject of the academic historiography, also from a prosopographic point of view) and at re-organizing it inside clear thematic co-ordinates, pivoting on the cultural, institutional and technical role of medieval studies between the 19 th and the 20 th century. 
3. Local situations
Underneath the unifying reference net represented by the teaching of history and by university history teachers inside a national system, Italian historiography remained for a long time strongly policentric; in this respect, it differed from the contemporary French experience, at least as far as universities are concerned. In fact, both the influence of the traditions and of the pre-unitarian urban intellectual groups – and in some cases only (Turin and Florence) the present state of the studies allows to draw an effective guidance –, and the peculiar trends of research and the teaching in some study centres, owing to their atypical nature if compared with the normal arrangement and functioning of literary faculties, were still vital. Two examples are the Scuola Normale Superiore di Pisa, that on the occasion of the bicentenary of its foundation (2010) has been the object of a renewed historiographic interest, and the Istituto di studi superiori in Florence: they will both be the target of special attention in the course of the activity of the Reasearch Unit of Siena, also because of the role of some scholars – Pasquale Villari and Alessandro D’Ancona, for example – in giving shape to the intellectual features of Scuola Normale and Istituto Superiore. While the Pisa experience is very meaningful at the level of the forms of teaching (of a seminar kind), and of an early display of modern tools of scientific communication directly connected with the academic apprenticeship, the Florence experience is characterized by the elaboration of strong interpretative perspectives (from Villari to Salvemini, and later to Ottokar), and by a wider articulation, if compared to a standard, of the didactic offer and of the intellectual suggestions, in a range going from the auxiliary sciences, to the teaching of historical-juridical subjects, to the studies of religious history. More generally, we aim at enhancing, also with reference to other academic and organization situations in the field of historical studies, such as the Lombard situation – in close connection with the activities carried on by the other Research Unities – all the potentialities arousing from the intertwinement between an approach of sociology of culture (in a broad sense) applied to the historiographic field, and the investigation on the cultural trends and on the studies actually carried out inside the different institutional contexts in the field of medieval studies.
 
 
Descrizione dei compiti dell'Unità di Ricerca
[IT]
L’unità di ricerca costituita presso l’Università per Stranieri di Siena, nel quadro di uno stretto coordinamento tematico, programmatico e operativo con il lavoro svolto dalle altre unità all’interno del progetto, si concentrerà sui vari aspetti riconducibili a quello che riassuntivamente viene indicato come il processo di professionalizzazione degli studi storici. Si tratta di un ambito di ricerca che ha prodotto di recente una serie di rilevanti contributi (cfr., ad esempio, l’Atlas of European Historiography. The Making of a Profession 1800-2005, Palgrave 2010), che consentono di disporre di un primo quadro di riferimento comparato, su scala europea, all’interno del quale ha trovato collocazione anche una prima ricostruzione generale di lungo periodo della vicenda italiana a partire dall’inizio del XIX secolo. È ora necessario arricchire e articolare questa ricostruzione, concentrando l’esame sul terreno della medievistica, che fu centrale non solo dal punto di vista dei contenuti effettivi della produzione storiografica italiana fra Otto e Novecento, ma anche da quello della fissazione degli standards, di una codificazione delle tecniche e delle competenze necessarie, delle regole del gioco che determinano il profilo del moderno mestiere di storico.
Il discorso sulla professionalizzazione, anche se mantenuto su un piano di definizione molto generale (Iggers, Torstendahl), implica anzitutto il tentativo di dare una risposta ad un interrogativo di base, relativo all’identificazione degli ‘storici’ (Pandel), ma è ovviamente irriducibile al semplice censimento degli studiosi retribuiti per insegnare e scrivere storia. Una dettagliata indagine sulla normativa universitaria, sui procedimenti di selezione e di reclutamento, sugli insegnamenti attivati, ed una prosopografia degli storici italiani attivi nel campo di quella che dopo l’Unità, e per vari decenni, venne comprensivamente definita storia ‘moderna’, con uno stacco netto rispetto a quella antica ed al campo delle Altertumswissenschaften appare tuttavia necessaria (esistono, sul punto, solo contributi parziali: Moretti), e costituirà uno degli obiettivi dell’unità di ricerca. Questo tipo di indagine sarà rivolta anzitutto alla sfera universitaria, ma non strettamente limitata a questa, in quanto occorre comprendervi anche quegli studiosi attivi nell’ambito degli archivi e delle scuole di archivio, e di altri limitati settori dell’amministrazione. La prospettiva è diversa per quel che riguarda l’associazionismo storiografico e l’insegnamento secondario. Qui andranno proposti alcuni casi di studio. Per quel che riguarda l’associazionismo storiografico, a partire dalla letteratura disponibile (Porciani, Clemens, Artifoni, Mozzarelli), andranno illustrati sistematicamente composizione, indirizzi, scelte storiografiche e editoriali che hanno caratterizzato l’opera di alcune deputazioni e società di storia patria; per quel che concerne il nesso università-scuola, occorrerà partire dalla documentazione di pratiche e contenuti dell’insegnamento storico. Su questo terreno la ricerca può essere concentrata da un lato su alcuni fondi documentari che consentono di ricavare informazioni non puramente formali e di tipo amministrativo sul lavoro accademico (carteggi ed archivi di storici, ad esempio – carte Villari, Cipolla -, contenenti molti materiali relativi all’insegnamento universitario, ma anche carte ufficiali conservate all’Archivio Centrale dello Stato, purtroppo in modo non sistematico, che forniscono precise notizie sull’andamento dei corsi); dall’altro occorrerà partire da una considerazione generale dell’offerta didattica universitaria nel lungo periodo che tenga anche conto della progressiva articolazione delle forme dell’insegnamento (lezione cattedratica, ma anche lenta introduzione del seminario, secondo il modello tedesco – Marin -, e impianto delle cosiddette scuole di magistero, corsi aggiuntivi collocati nel secondo biennio delle facoltà di Lettere e di Scienze e destinati alla formazione degli insegnanti secondari), concentrando poi l’indagine su alcune sedi che presentano caratteristiche peculiari sia dal punto di vista della loro natura istituzionale, sia da quello della documentazione disponibile. Due esempi possono essere costituiti dalla Scuola Normale Superiore di Pisa, nel suo rapporto con la locale facoltà di Lettere, e dalla sezione filologico-filosofica dell’Istituto di studi superiori di Firenze, con la previsione di ulteriori approfondimenti per altre sedi universitarie. Si ha a che fare, in entrambi i casi menzionati, con importanti centri di studio ‘medievistici’ (intesi nell’accezione più larga, ed allora praticata, di un intreccio fra storiografia, letteratura, diritto, filologia ed erudizione, con un tratto comune, e a lungo identificativo di un campo disciplinare, quello della cura del testo, fra paleografia e diplomatica da un lato, storia letteraria, filologia e documentazione delle ‘origini’ dall’altro) nei quali, per ragioni formali diverse, erano possibili sperimentazioni didattiche ed esperienze di studio piuttosto specifiche, tempestivamente attrezzati per l’avviamento alla ricerca, e dei quali è possibile (data, fra l’altro, la situazione degli archivi) ricostruire almeno in parte la funzione scientifica e ‘professionalizzante’ attraverso i destini degli allievi. Al di là di percorsi eccezionali come quelli di Gaetano Salvemini e Gioacchino Volpe – ma anche per comprenderli meglio proprio nel loro rilievo particolare -, l’indagine sugli studi, le tesi di laurea, le carriere, l’attività storiografica dei laureati, consentirà di tracciare una mappa della circolazione e della presenza di questi studiosi sul territorio nazionale, dando una diversa sostanza a discorsi correnti sulle ‘scuole’ storiografiche’, e di seguire modalità, tempi ed esiti della costruzione di un campo disciplinare e professionale.
Organizzazione di un sistema archivistico nazionale, fondazione di istituti di ricerca extrauniversitari, iniziative e collane per l’edizione di fonti, riviste storiche, attività delle società storiche regionali e locali nella loro relazione complessa e, almeno nei primi decenni dopo l’unità, non sempre del tutto pacifica con i nuovi quadri universitari – che sarà indagata in diretta connessione con le ricerche svolte dall’unità costituita presso l’Università degli Studi di Verona -, forme di promozione e di incoraggiamento della ricerca storica (concorsi a premi banditi da istituzioni ed accademie, ad esempio, importanti già nel periodo risorgimentale), creazione di una rete prima informale, poi in parte istituzionalizzata, di rapporti internazionali fra comunità di storici – fino alla rottura della Grande guerra, e alla difficile ricomposizione postbellica -, sono aspetti costitutivi della formazione di un moderno assetto della ricerca in Italia, e saranno presi in considerazione non solo sul piano del funzionamento e delle loro connessioni materiali, ma anche su quello dell’elaborazione tematica e metodologica legata alla loro attività, sul terreno, quindi, della graduale formulazione degli assunti che indirizzarono la storiografia italiana del periodo. Sarà utile, in questa prospettiva, un approfondimento sull'elitismo di Nicola Ottokar. Non furono, del resto, solo le dinamiche disciplinari a contare: alla luce di alcune significative messe a punto sul terreno istituzionale (Angelini), andrà specificamente riesaminato, dall’angolo visuale della storia della medievistica, l’impatto del fascismo sulle strutture e sull’organizzazione della ricerca storica, sulla gerarchia di rilevanze tematiche (noto, ad esempio, è il nesso fra celebrazioni francescane e preparazione del Concordato), e soprattutto sulla condizione politica e civile degli studiosi di storia: fra soppressione delle libertà e leggi razziali il prezzo pagato dalla medievistica italiana fu alto, da Gaetano Salvemini a Gino Luzzatto e Giorgio Falco.
Articolazione del progetto, tempi di realizzazione, prodotti della ricerca previsti

a) Articolazione e tempi di realizzazione
a. Primo anno: ricerca bibliografica, ricerca di archivio, concertazione con le altre unità di ricerca delle attività comuni.
b. Secondo anno: completamento della ricerca di archivio e delle indagini prosopografiche; svolgimento di un seminario intermedio di concerto con le altre unità di ricerca;
c. Terzo anno: svolgimento di un convegno organizzato dall'unità di ricerca; organizzazione del convegno conclusivo del Progetto Nazionale. L’unità di ricerca provvederà inoltre alla digitalizzazione di un congruo numero di contributi storiografici, da collocare sulla piattaforma informatica realizzata dall’unità napoletana.
b) Prodotti della ricerca previsti
a. Un volume di sintesi sui quadri accademici della medievistica italiana fra Otto e Novecento.
b. Una monografia, prodotta da un assegnista, sull’insegnamento della storia a Pisa.
c. Saggi, esito di un seminario di studi, su aspetti e tendenze della medievistica accademica italiana fra Otto e Novecento, concentrati su alcuni significative esperienze locali.
d. edizione di uno o più volumi di carteggi
e. digitalizzazione di saggi e scritti di fine Ottocento e inizio Novecento “fuori diritti”.


[EN]
The Research Unit of the Università per Stranieri di Siena, in the framework of a close thematic, programmatic and operative co-ordination with the work carried on by the other Units involved in the project, will focus on the various aspects of the phenomena that we can shortly call the professionalization process of historical studies. This research field has recently produced a number of important contributions (see, for example, the Atlas of European Historiography. The Making of a Profession 1800-2005, Palgrave 2010), thus allowing to take advantage of a first comparative survey on a European scale, inside which also a preliminary general long time-span reconstruction of the Italian case since the beginning of the 19 th century has been included. Now, we need to enhance and articulate this reconstruction with a deeper examination of the field of Medieval Studies, a field that was crucial not only from the point of view of the real contents of the Italian historiographic production between the 19 th and the 20 th century, but also from the point of view of the setting out of the standards, of the codification of the required techniques and competences, of the guidelines setting the profile of the profession of historian in the contemporary era. 
The matter of professionalization, even when treated on a level of very general definition (Iggers, Torstendahl), firstly involves an attempt to give an answer to the basic question of the identification of the ‘historian’ (Pandel); obviously, this attempt can not consist in the mere census of the scholars who are paid for teaching or writing history. We need a detailed investigation on the university set of rules, on the procedures for the selection and recruiting, on the existing courses, on the prosopography of Italian historians active in the field of ‘modern’ history (this was the all-including term used after the Unità, and for several decades, with a marked separation from ancient history and the field of the Altertumswissenschaften) as at present only limited studies are available (Moretti). This will be one of the objectives of the Research Unit. The investigation will mainly concern to the university domain, yet it will not be restricted to it, as we must consider also those scholars who have operated in the areas of the archives, of the archive administration schools and in other limited sectors of the public administration. The perspective is different as far as the participation in historiographic associations and the teaching in secondary schools are concerned, and we will examine a certain number of case-studies. As to the historiographic associations, starting from the available literature on the subject (Porciani, Clemens, Artifoni, Mozzarelli), we will carry out a systematic survey on the composition, the trends, the historiographic and editorial choices that characterized the activity of some Deputazioni and Società di Storia Patria (Societies and Deputation for History of Fatherland); as to the relationship between university and school, the starting point must be the documentation of practices and contents of the teaching of history. 
In this area the research may focus on one side on a number of documentary sources allowing to get information of a not merely formal or administrative nature on academic work: historians’ correspondence and archives – for example the Villari’s and Cipolla’s papers – that include many documents concerning university teaching, but also official papers from the Archivio Centrale dello Stato (still awaiting a rational organization), providing exact information on the carrying on of the courses; on the other side, we will necessarily start from a more general evaluation of the university didactic offer in long time-span, taking into account the progressive articulation of the forms of teaching (ex cathedra lessons, but also the gradual introduction of seminars, following the German model (Marin)), and the institution of the so-called ‘scuole di magistero’ (teaching schools), that is additional courses to be held in the second year of a two-year course in the Faculties of Arts and the Faculties of Sciences and devoted to the formation of high-school teachers. The research will then focus on a number of university seats and on their peculiar characteristics both from the point of view of their institutional nature and from the point of view of the available documentary sources. Two of the universities having such characteristics are, for example, the Scuola Normale Superiore di Pisa and its relationship with the local Department of Arts, and the philological-philosophical Department of the Istituto di studi superiori di Firenze (Institute for Higher Practical Studies and Training), but also other universities will be given full attention. In the above mentioned cases of Pisa and Florence, the focus is on two important centres of ‘medieval’ studies. These studies concerned different disciplines (history, literature, law, philology) and, broadly speaking, erudition, which shared a common attention to the ‘care for the text’ – for a long time a disciplinary field in itself – between palaeography and diplomatics on one side and literary history, philology and documentation of the ‘origins’ on the other side; in both institutions, for different formal reasons, fairly specific didactic experiments and study experiences could be carried out, as they both were promptly equipped for the setting up of research; thanks to the conditions of their archives, we can now at least partly reconstruct the scientific and ‘professionalizing’ function of such experiments and experiences through the paths followed by the students. In fact, apart some extraordinary destinies such as those of Gaetano Salvemini and Gioacchino Volpe – and yet, as a tool for a better understanding of their peculiar prominence – this investigation on the studies, the Ph.D. dissertations, the careers, the historiographic activity of the graduates will allow to map out the circulation and the presence of those scholars on the national territory, so giving a different substance to current talks on historiographic ‘schools’, and will allow to follow up the ways, the times and the results of the building up of a disciplinary and professional field.
There is a large number of constitutive aspects in the formation of the modern order of research in Italy to be taken into account: among them the organization of a national archive system; the foundation of extra-university research institutes; the initiatives and the editorial series for the edition of the sources; the historical magazines; the forms of promotion and support of historical research (such as prize contests advertised by institutions and academies, some of them advertised since the period of the Risorgimento); the creation of a net of international relationships among communities of historians – at first informal, later partly institutionalized, up to the outbreak of the First World War and to the difficult post-war rebuilding of the previous connections; and also the activity of the regional and local historical Societies and their uneasy relationships with the new members of the universities (a relationship that, at least in the first decades after the Unification, had some strained moments): this last subject will be treated in close connection with research carried out by the Università degli Studi di Verona Unit. All these subjects will be examined both at the level of their functioning and of their existing connections, and at the level of the thematic and methodological process issuing from their activity, that is at the level of the progressive structuring of the thesis that guided the Italian historiography of that period. In this perspective, it will be particularly interesting to conduct an in-depth study on Ottokar’s elitist conception.
The disciplinary dynamics were not the only to count: in the light of some important remarks on the institutional domain (Angelini), we will re-examine, from the point of view of the story of Medieval Studies, the impact of Fascism on the structures and on the organization of historical research, on the hierarchy of the themes (the connection between the Franciscan celebrations and the preparation of the Concordato is well known), and above all on the political and civil condition of the historians: the Italian medieval historians, from Gaetano Salvemini to Gino Luzzatto to Giorgio Falco, paid a very high price to the suppression of the civil rights and to the racial laws.

Project stages, achievement steps, expected research products 
a) Project stages and achievement steps
a. First year: bibliographic research, archive research, planning activities of shared research with the other Research Units.
b. Second year: accomplishment of archive research and of prosopographic investigations; a halfway seminar with the other Research Units
c. Third year: a conference organized by the Research Unit; organization of the final conference of the National Project. In addition, the Research Unit will undertake the digitization of an adequate amount of historiographic literature to be published on the digital platform created by the University of Naples Research Unit. 
b) Expected research products 
a. A reference book about the Italian University Professors of Medieval Studies. 
b. A monograph on the syllabi and the practice of historical teaching in Pisa. The author will be a temporary fellow researcher. 
c. Some essays, first discussed in a seminar and based on remarkable local case-studies, on features and trends of Italian Medieval Studies in 19th and 20th. 
d. Publication of one or more volumes of historians' correspondence. 
e. Digitization of essays and writings of the end of the 19th and the beginning of the 20th (in public domain).

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