Unità di ricerca dell’Università degli Studi di Torino

Coordinatore: Prof. Enrico Artifoni
Componenti: Paolo Buffo, Patrizia Cancian, Alessio Fiore, Stefano Gardini (Università degli Studi di Genova),
Paola Guglielmotti (Università degli Studi di Genova), Antonio Olivieri, Marino Zabbia

 

 

Titolo della ricerca dell'unità torinese:
Il medioevo nella costruzione dell'Italia unita e il ruolo della storiografia subalpina / The Middle Ages in the construction of united Italy and the role of sub-alpine historiography

Abstract
[IT]
Il progetto di questa unità, che si occupa del medioevo nella costruzione dell'Italia unita, studia in quale modo alcuni temi di storia medievale entrarono nell'Otto e nel Novecento nel sistema di valori della nazione italiana attraverso il contributo della medievistica piemontese e ligure. La ricerca si svilupperà in quattro direzioni: a) La questione longobarda e la discussione sull'alto medioevo italiano (prima metà del secolo XIX); b) Il ruolo della nobiltà nella storia d'Italia (i decenni centrali del secolo XIX); c) La storia e la scienza (fine secolo XIX-primi decenni del secolo XX); d) Il problema delle fonti e della loro edizione: le proposte piemontesi e liguri (sec. XX).

[EN]
The project of this unit, which is devoted to the Middle Ages in italian nation-building, studies how some themes of medieval history entered in nineteenth and twentieth centuries in the construction of the value system of Italian nation thanks to the contribution of medieval studies undertaken in Piedmont and Liguria. The research will focus on four areas: a) The Lombard question and the discussion on the high Italian Middle Ages in the first half of the nineteenth century; b) The role of the nobility in the history of Italy (middle decades of the nineteenth century); c) History and Science (late nineteenth century - the early decades of the twentieth century); d) the problem of sources and their edition: proposals from Piedmont and Liguria (twentieth century).
 

Settori di ricerca ERC (European Research Council)
SH Social Sciences and Humanities
SH6 The study of the human past: archaeology, history and memory
SH6_12 Historiography, theory and methods of history
SH6_4 Medieval history

 


Parole chiave / Keywords 
MEDIEVISTI, STATO, PIEEMONTE, MEDIEVALISTS, STATE, PIEDMONT

 

 

 

 



Stato dell'arte
[IT]
Nell'ultimo ventennio gli studi di storia della medievistica nei secoli XIX e XX hanno conosciuto in Italia una fioritura importante, all'interno di una più ampia ripresa delle ricerche di storia della storiografia. Gli studi principali sull'argomento sono elencati al punto 11. Tali ricerche hanno in sostanza quattro caratteristiche comuni: a) un deciso allargamento della base documentaria; b) lo studio delle forme concrete di aggregazione degli storici e delle reti di relazione che si intrecciavano intorno a società di ricerca, sodalizi, gruppi privati di studiosi; c) la definizione della posizione sociale e politica del cultore di storia nel suo preciso contesto e spazio di lavoro; d) il rapporto con le istituzioni e le sedi ufficiali del sapere storico. Esistono dunque le condizioni per proporre, con riferimento particolare alla medievistica, che fu fino alla Grande Guerra "la" storiografia per eccellenza della nazione, un tentativo di ricostruzione ampio e articolato in prospettive complementari. Il progetto nazionale di ricerca sulla medievistica italiana nei secoli XIX e XX ha questo obiettivo.
All'interno di questo progetto l'unità torinese, i cui compiti sono riassunti al punto 7 e descritti analiticamente al punto 12, intende da un lato mettere a frutto le indicazioni di metodo che provengono dall'ultimo ventennio di ricerche, e dall'altro sviluppare in una iniziativa organica molti spunti contenuti negli studi esistenti sulla situazione piemontese e ligure. Per la prima metà dell'Ottocento una prima ricostruzione della politica culturale nel Piemonte di Carlo Alberto è stata compiuta da Romagnani (1985), mentre il ruolo dei giuristi piemontesi e il loro collegamento con la scienza del diritto tedesca è stato studiato da Moscati e Artifoni (1984, 2007). Sul rapporto fra storiografia, politica e istituzioni nel Piemonte del secondo Ottocento si trovano ottime prospettive nel libro di Levra (1992), che fornisce una precisa ricostruzione e prosopografia del sabaudismo storiografico. Il periodo che va dalla fine dell'Ottocento alla Prima Guerra mondiale, così come le discussioni su storia e scienza sono state studiate da Artifoni (saggi tra il 1989 e il 2007), mentre la storia degli insegnamenti universitari trova un punto di partenza nei lavori di Sergi (2000) e Cancian (2001), e l'importante questione delle tecniche di edizione dei documenti è stata affrontata da Olivieri (2008). Per l'organizzazione degli studi a Genova si può invece ricorrere ai lavori di Petti Balbi, Guglielmotti e Gardini ( 2010).
Si specifica che su tutti i materiali inediti che saranno indicati più avanti, nella parte finale del punto 12, sono già stati svolti sondaggi preliminari da parte dei componenti dell'unità.


[EN]
In the last twenty years the history of medieval studies in the nineteenth and twentieth-century Italy have experienced an important development, within a broader renewal of research in the history of historiography. The main studies on this subject are listed in item 11. These studies have essentially four common characteristics: a) a marked widening of the documentary base; b) the study of the historians' forms of aggregation and the networks of relationships that were woven around research associations and private groups of scholars; c) the definition of the historian's social and political position in his particular context; d) an emphasis on the relationship with the official institutions of historical knowledge. So there are conditions to propose, with particular reference to medieval studies, which were until the Great War "the" history par excellence, a wide reconstruction based on complementary approaches. The national research project on Italian medieval studies in the nineteenth and twentieth centuries has this goal.
Within this project the Turin research unit, whose tasks are summarized in item 7 and described in detail in item 12, on the one hand aims to apply the methods that come from the last two decades of research, and the other hand plans to set within an organic enterprise many ideas contained in the existing studies on the Piedmontese and Ligurian historiography. For the first half of the Nineteenth century a first reconstruction of the cultural politics of king Charles Albert was accomplished by Romagnani (1985), while the role of lawyers in Piedmont and their connection with the German science of law has been studied by Moscati and Artifoni (1984, 2007). On the relationship between history, politics and institutions in the Piedmont of the second half of the century one can find very good prospects in Levra's book(1992), which provides a real prosopography of the historiographic 'sabaudism'. The period from the late Nineteenth century to the First World War, as well as the discussions on history and science, have been studied by Artifoni (essays between 1989 and 2007), while the history of university teaching has a starting point in the Sergi's (2000) and Cancian's works (2001). The important topic of the paleography by Olivieri (2008). On the organization of the studies in Genoa the works by Petti Balbi, Guglielmotti and Gardini (2010) are very useful.
The members of the unit have undertaken a preliminary inspection of all the unpublished documentary material listed at the end of item 12.
 
 
Descrizione dei compiti dell'Unità di Ricerca
[IT]
Secondo la complementarità di ricerche che è alla base del progetto, l’unità torinese si occuperà di alcuni temi con cui la medievistica piemontese e ligure contribuì alla costruzione di un discorso storico nazionale, prima e dopo l'Unità. Va riconosciuta infatti alla storiografia subalpina una posizione di speciale rilievo nella storiografia italiana dell'Ottocento. Un breve riepilogo spiegherà questo ruolo particolare (punto A). Seguiranno i temi che in modo più rilevante furono immessi nella medievistica nazionale dal contributo subalpino (punto B). Si indicheranno infine alcune fonti inedite già individuate (punto C), le tappe della ricerca e i prodotti previsti (punto D).

A. Lineamenti
A Torino fu fondata nel 1833 la prima Deputazione di storia patria per iniziativa di re Carlo Alberto e nel 1846 vi fu istituita la prima cattedra universitaria italiana di storia, affidata a Ercole Ricotti. Nel 1882 fu chiamato su quella cattedra il veronese Carlo Cipolla. Cipolla ruppe con la tradizione filosabauda e impose la centralità degli insegnamenti universitari nell'organizzazione della ricerca. Ciò determinò l'arroccamento delle tematiche sabaudiste in due sedi fra loro in conflitto: l'antica Deputazione, dominata dal patriziato, e la giovane Società storica subalpina, fondata nel 1895 da Ferdinando Gabotto, già allievo di Cipolla. Lo studio del medioevo in Piemonte fu dunque rivendicato come propria prerogativa da almeno tre centri organizzativi.
Se guardiamo alla Liguria e a Genova, altra città nella cui università la cattedra di storia fu istituita in anni precoci (1860), il panorama si arricchisce ulteriormente. Gli studi sul medioevo ligure prendono forma dapprima all'interno delle pubblicazioni della Deputazione torinese (i "Monumenta Historia patriae”), per poi trovare una loro identità tematica autonoma nello studio degli imponenti fondi notarili genovesi. E tuttavia i rapporti con il Piemonte rimangono saldi, anche se non privi di tensioni. È significativo che per tutto il primo decennio del Novecento e fino al 1918, l'insegnamento di Storia moderna a Genova fosse tenuto proprio da Ferdinando Gabotto.
Il periodo dall'ultimo decennio dell'Ottocento fino alla Grande Guerra significa essenzialmente l'età del positivismo. Ne tratteremo più avanti, ma anticipiamo qui che sarà adottata nel progetto l'accezione precisa di positivismo che correva allora negli studi, assai più impegnativa della nozione oggi in uso, che tende a identificare positivismo con erudizione. Fu invece il contrario. Quell'età, in modo particolare a Torino, che fu la capitale del positivismo scientifico, pose alle discipline umanistiche in modo radicale il problema del rapporto fra storia e scienza: tutti, per consenso o per opposizione, ne furono coinvolti, in una dinamica di scambi fra storici, storici della letteratura e scienziati la cui intensità non avrebbe più trovato l'eguale nel Novecento italiano.

B. Dal Piemonte e la Liguria all'Italia, prima e dopo l'Unità
B1. La più rilevante discussione che coinvolse la storiografia subalpina nella prima metà dell'Ottocento fu la discussione longobarda, ancora da indagare nelle sue articolazioni locali, che non furono omogenee nelle diverse zone d'Italia. Il carteggio fra il nobile torinese Cesare Balbo e il giurista napoletano Carlo Troya, che si svolse negli anni Trenta del secolo, mostra bene le differenze. Balbo, in sintonia con gli ambienti giuridici e nobiliari torinesi (per. es. Federico Sclopis), tendeva a pensare in termini continuistici, contro la visione radicalmente catastrofistica di Troya. Era una posizione, quella torinese, che guardava in realtà a un certo futuro dell'Italia, a una possibile nazione a venire alla quale si voleva proporre un racconto storico che avesse nel suo momento d'origine (l'invasione longobarda) non una dramma lacerante ma una storia di convivenza non traumatica fra popoli. Si badi che questa visione "moderata" e piemontese dell'alto medioevo italiano si formò prima dell'esplodere della discussione longobarda in altre regioni, come la Toscana di Gino Capponi e Pietro Capei, nella quale la polemica pubblica si svolse solamente negli anni Quaranta. Il moderatismo piemontese influì dunque in modo rilevante sui termini di quella discussione.

B2. Nel periodo che va dagli anni Quaranta agli anni Ottanta la storia del medioevo subalpino è egemonizzata da un patriziato (antico o più recente) fedele a Casa Savoia, per il quale si è parlato di una sorta di "massoneria moderata e clericale" (Levra): Federico Sclopis, Cesare Balbo, Luigi Cibrario, a cui fanno seguito i più giovani Antonio Manno, Gaudenzio Claretta, Emanuele Bollati, Domenico Carutti: un insieme di figure per le quali si è usata spesso la definizione di storici sabaudisti, giustificata, perché accomuna figure che, nonostante le differenze interne, si occuparono principalmente delle vicende della dinastia regnante, alla quale mostravano continua devozione. Tuttavia il progetto dell'unità vorrebbe mostrare che il sabaudismo non è la chiusura di un problema, ma piuttosto una domanda per ulteriori ricerche. Il sabaudismo storiografico implica infatti una precisa idea di medioevo, appoggiata su due pilastri: la continuità dell'egemonia nobiliare nella storia d'Italia e la fedeltà dei nobili alla dinastia di Savoia, una fedeltà che perveniva a dare un pieno senso politico al dominio nobiliare. La collaborazione che gli storici constatavano fra il sovrano e i suoi nobili proponeva dunque all'Italia che si andava costruendo nulla di meno che un modello di Stato. Le conseguenze non sono irrilevanti. Si pensi a come Ferdinando Gabotto, un borghese con smanie di nobiltà che proseguì anche nell'età del positivismo il discorso sabaudistico, proponesse tra Otto e Novecento a una storiografia italiana già orientata verso un medioevo delle città e dei comuni, un medioevo fondato essenzialmente sulla componente nobiliare.

B3. Dagli anni Ottanta dell'Ottocento alla Grande Guerra il medioevo subalpino prese forme diverse in relazione alla discussione, viva in tutta l'Italia e l'Europa, sui rapporti fra storia e scienza. Il progetto dell'unità vorrebbe chiarire alcuni aspetti della questione che richiedono un approfondimento. In quegli anni tutti parlavano di "scienza storica", intendendo in realtà cose alquanto diverse. Parlare di scienza, in senso debole, poteva alludere a procedure esatte di accertamento dei fatti, e certamente fu questa l'accezione più diffusa, con conseguenze di rilievo sia sulla storia in senso proprio sia sulle tecniche di edizione e di studio dei documenti. Ma si poteva anche parlare di scienza storica in senso forte, indicando la possibilità che i fatti, ordinati in serie coerenti (come nelle scienze della natura), potessero mostrare l'esistenza di vere e proprie "leggi" storiche. La storiografia subalpina in questo periodo mostra entrambe le posizioni, talvolta compresenti nelle stesse persone in una miscela di grande interesse: si pensi a Carlo Cipolla, talvolta eruditissimo editore di fonti, talaltra aperto all'antropologia e alla craniometria nello studio delle sepolture altomedievali; o al gruppo di studiosi raccolto dal 1883 intorno al "Giornale storico della letteratura italiana", che da un lato coltivano il culto del fatto, dall'altro aprono volentieri la loro rivista, evidentemente su influsso di Lombroso, agli studi su genio e follia e alla psicopatologia della creazione artistica. Molto rimane da indagare su questi decenni, e il caso torinese, in cui storici, storici della letteratura e scienziati lavorano e insegnano a stretto contatto, offre un esempio di grande interesse.

B4. In questo quadro esiste una specificità genovese. La situazione delle fonti scritte per lo studio del medioevo genovese è contraddistinta da un giacimento documentario eccezionalmente ben conservato nel panorama italiano, affiancando uno straordinario patrimonio di centinaia di cartulari notarili a un contesto più consueto, benché assai ricco, di annali, cronache e di raccolte documentarie in libro. L’edizione e l’esplorazione dei cartulari notarili genovesi fu avviata già a metà Ottocento nell’ambito delle iniziative della Deputazione torinese, con significativo stimolo sia a ricerche, condotte anche da giuristi e da studiosi stranieri, sia a ulteriori progetti di edizione portati avanti di volta in volta con ispirazione radicalmente diversa quanto a modalità di edizione e di presentazione della fonte. È soprattutto quest’ultimo stratificato contesto, che ha tuttora rilevanti conseguenze per quanto riguarda le condizioni della ricerca in ambito genovese, a offrire una prospettiva forte attraverso cui individuare alcuni importanti aspetti delle relazioni tra una pluralità di soggetti, che vanno definendo le proprie competenze e disegnano le possibilità di sviluppo della disciplina medievistica. Sono i titolari della cattedra di storia dell’Università di Genova, tra cui il torinese Ferdinando Gabotto, docente nella città ligure nel primo decennio del Novecento; le associazioni deputate alla ricerca e allo studio della storia e delle tradizioni liguri: in primo luogo la Società ligure di storia patria, fondata nel 1858, ma anche la stessa Società storica subalpina, che nei primi due decenni del Novecento guarda alla Liguria ancora come a una pur importante “periferia”; alcuni eruditi ed editori di documenti che fungono da trait-d’union tra Piemonte e Liguria (soprattutto Arturo Ferretto); la Regia Deputazione di Storia patria per la Liguria di concerto con l’Università del Wisconsin negli anni Trenta, quando si avvertono i tentativi dell’Istituto storico italiano per il medioevo di coordinare anche le iniziative liguri.

C. Le fonti inedite
Il progetto ha tra i suoi aspetti caratterizzanti la valorizzazione di materiali inediti. Sul periodo preunitario saranno utili le carte Balbo, Bollati e Carutti (Archivio di Stato di Torino), le carte Sclopis (Accademia delle Scienze di Torino), le carte Ricotti (Biblioteca Beriana di Genova). Il progetto sarà anche l'occasione per un'esplorazione sistematica dell'Archivio della Deputazione Subalpina di Storia patria e della Società ligure di Storia patria. Sul periodo che va dal 1880 alla prima guerra mondiale si studieranno le carte di Carlo Cipolla (Biblioteca Civica di Verona) e quelle di Ferdinando Gabotto (Archivio di Stato di Torino). Per lo stesso periodo i rapporti tra medievistica storica e medievistica letteraria (il «Giornale storico della letteratura italiana») potranno essere studiati anche sulla base delle carte di Francesco Novati (Biblioteca Braidense di Milano), di quelle di Vittorio Cian (Accademia delle Scienze di Torino) e di Alessandro D’Ancona (Scuola Normale Superiore di Pisa). Per tutto l’arco del periodo considerato si ricorrerà agli Archivi storici delle Università di Torino e di Genova; dal 1883 all’archivio dell’Istituto storico italiano, poi Istituto storico italiano per il Medio Evo (Roma).

D. Tappe della ricerca e prodotti previsti
D1. Le tappe

 

Primo anno: ricerca d'archivio, ricerca bibliografica, concertazione delle attività comuni con le altre unità.
Secondo anno: completamento della ricerca d'archivio, trascrizione dei materiali di cui si prevede la pubblicazione, un seminario intermedio con le altre unità di ricerca.
Terzo anno: un convegno organizzato dall'unità di ricerca, stesura dei testi e preparazione delle edizioni, partecipazione al convegno conclusivo del Progetto Nazionale.

D2. I prodotti previsti
Un volume di saggi sulla medievistica piemontese e ligure nei secoli XIX e XX, dedicato soprattutto ai temi indicati al punto B.
Un volume di materiali d'archivio inediti (soprattutto carteggi).
Vari articoli a stampa, pubblicati per la maggior parte negli atti del convegno conclusivo.
Partecipazione a tutte le iniziative di digitalizzazione previste nel Progetto nazionale.


[EN]
According to the complementarity of the researches that is at the basis of the project, the Turin unit will work on a number of subjects with which the Piedmontese and Ligurian historical studies contributed to the construction of a notion of national history, before and after the Unity of Italy. In fact, we must recognize the prominent position of sub-alpine historiography in the Eighteenth century Italian historiography. A short summing up will explain this particular role (point A). We will then expound the themes that were the main contribution of the sub-alpine historiography to the Italian studies on the Middle Ages (point B) and we will mention some unpublished sources that have been singled out (point C).

A. Outlines
The first Deputazione di storia patria was founded in Turin in 1833 by king Charles Albert; in 1846 Turin established the first Italian professorship of history, entrusted to Ercole Ricotti, and since 1882 to the Veronese Carlo Cipolla. Cipolla broke with the pro-Savoy tradition and imposed the centrality of university teaching in the organization of the researches. This was the cause of the castling of the Sabaudian themes in two conflicting institutions: the long-existing Deputazione, dominated by the aristocracy, and the young Società storica subalpina, founded in 1895 by Ferdinando Gabotto, who had been one of Cipolla’s students. This being the situation, in Piedmont at least three organizing centres were claiming their rights on the study of the Middle Ages.
If we consider Liguria and Genoa, a town where the chair of history dates back to 1860, the picture is even more interesting. The studies on the Ligurian Middle Ages are published at first in the issues of the Turin Deputazione (the "Monumenta Historia patriae”), and later find their independent thematic identity in the study of the enormous amount of the Genoese notarial funds. Yet, the relationships with Piedmont remain steady, even if at times strained. A meaningful element is the fact that all along the first decade of the Nineteenth century and up to 1918, the teaching of Modern History in Genoa is held by Ferdinando Gabotto.
The period from the last decade of the Eighteenth century to the First World War is essentially the age of Positivism. We will discuss the matter later, but we want to remark here that in the project we will adopt the exact meaning of the word ‘Positivism’ as it was then used in the studies, a far more binding meaning if compared with today’s current notion, which tends to identify Positivism and erudition. On the contrary, that period, particularly in Turin – that was the capital city of scientific Positivism – thoroughly faced humanistic disciplines with the problem of the relationship between history and science: everyone, approvingly or disapprovingly, was involved in a dynamic of intense exchanges among historians, literature historians and scientists unparalleled in Italy in the Twentieth century.

B. From Piedmont and Liguria to Italy, before and after the Unità

B1. The most remarkable debate involving the sub-alpine historiography in the first half of the Nineteenth century was the Longobard debate, still to be investigated in its local articulations, that were not homogeneous in the various parts of Italy. The correspondence between the Turinese aristocrat Cesare Balbo and the Neapolitan jurist Carlo Troya, that took place in the 30s, clearly shows their different positions. Balbo, in step with the Turin juridical and aristocratic milieu (for example Federico Sclopis), tended to think in terms of continuity, opposed to the radically catastrophistic view of Troya. The Turinese historians were actually looking at a possible future nation to which they meant to propose an historical narrative whose starting point (the Longobard invasion) was not depicted as a lacerating drama but as a story of non-traumatic coexistence of populations. We must underline the fact that this ‘moderate’ and ‘Piedmontic’ view of the early Middle Ages developed before the explosion of the Longobard debate in other regions, as in the Tuscany of Gino Capponi and Pietro Capei, where the public debate took place only in the 40s. Thus, the moderatism of the Piedmont historians had a remarkable influence on the terms of the discussion.

B2. In the period from the 40s to the 80s of the Nineteenth century the history of the sub-alpine Middle Ages is under the full control of an aristocracy (ancien, or more recent) loyal to the House of Savoy; an aristocracy that has been defined (Levra) as a sot of “moderate and clerical Masonry” (Levra): Federico Sclopis, Cesare Balbo, Luigi Cibrario, and later the younger Antonio Manno, Gaudenzio Claretta, Emanuele Bollati, Domenico Carutti, have been defined as ‘sabaudist historians’; a definition justified by the fact that, apart from internal differences, they all were mainly interested in the occurrences concerning the ruling dynasty, towards which they were always showing their loyalty. Yet, the project of the unit aims at demostrating that the ‘sabaudism’ is not the last issue of a problem, but rather a question opening further researches. In fact, the historiographic ‘sabaudism’ entails an exact notion of Middle Ages, based on two pillars: the continuity of the aristocratic hegemony in the history of Italy and the loyalty of the aristocracy to the Savoy dynasty, a loyalty that conveyed a full political meaning to the aristocratic rule. The co-operation between the sovereign and the aristocracy around him, as ascertained by the historians, was so proposed to the country under construction as no less than a model of state. The consequences are not irrelevant, if we think of historians like Ferdinando Gabotto, a bourgeois craving for nobility who carried on, even in the age of Positivism, its Sabaudian positions, proposing, between Eighteenth and Nineteenth century, to an Italian historiography already oriented towards the Middle Ages of the towns and of the communes, a Middle Ages essentially based on the aristocratic component.

B3. From the 80s of the Nineteenth century to the First World War the subalpine Middle Ages took up different forms in connection with the discussion, vital in Italy and in Europe, about the relationship between history and science. The project of the Unit aims at elucidating some aspects of the matter requiring a deeper insight. In those years the term ‘historical science’ was widely in use, yet with rather different meanings. The word ‘science’, in the weak sense, might refer to exact procedures of verification of facts, and this was certainly the most common understanding of the meaning, with important consequences both on history (in the proper sense of the word) and on the techniques of edition and study of documents. But it was also possible to give ‘historical science’ a strong sense, meaning the possibility that facts, ranged in coherent series, were able to demonstrate the existence of real historical “laws”. In this period, sub-alpine historiography shares both positions, at times co-existing in the same persons in a very interesting mixture: one example is Carlo Cipolla, at times most learned editor of sources, at times interested in anthropology and in craniometry when studying medieval burials; another example is the group of scholars connected since 1883 to the "Giornale storico della letteratura italiana", who on one side fed the cult for the fact, on the other side – obviously under the influence of Lombroso – willingly opened their journal to the studies on genius and folly and to the psychopathology of the artistic creation. Much investigative work is still to be done about these decades, and the Turin context, where historians, literary historians and scientists work and study in close connection, offers a highly interesting case-study.

B4. Inside this frame there exist a Genoese specificity. The situation of the written sources for the study of the Genoese Middle Ages is characterized by an exceptionally well preserved documentary deposit (if compared with other deposits in Italy), that adds an extraordinary patrimony of hundreds of notarial cartularies to a more familiar – and yet very rich – context of annals, chronicles and documents "in libro". The edition and the survey of the Genoese notarial cartularies were started since the mid-Nineteenth century among the initiatives of the Deputazione torinese, giving an important stimulus both to the researches carried on also by foreign jurists and scholars and to further projects of edition carried on each time with radically different guide-lines as far as the criteria of edition and the presentation of the source were concerned. It is above all this last multiple context, that still has important consequences on the conditions of the researches in the Genoese field, that offers a strong perspective through which to detect some important features in the relationships among a multiplicity of subjects who were defining their competences and drawing up the possibilities of development of the discipline of medieval studies. These subjects are the holders of the chair of history in the University of Genoa (among whom the Turinese Ferdinando Gabotto, who had been a teacher there in the first decade of the Twentieth century), the associations devoted to the researches and to the studies of the Ligurian history and traditions (first of all the Società ligure di storia patria, founded in 1858, but also the Società storica subalpina, that in the first two decades of the Twentieth century still regards Liguria as a sort of ‘periphery’, however important); some scholars and editors of documents who act as trait-d’union between Piedmont and Liguria (above all, Arturo Ferretto); the Regia Deputazione di Storia patria per la Liguria cooperating with the Wisconsin University in the 30s, when the Istituto storico italiano per il medioevo seems to attempt to co-ordinate also the Ligurian initiatives.

C. The unpublished sources
One of the characterizing aspects of the project is the enhancement of unpublished materials. The Balbo’s, Bollati’s and Carutti’s papers (Archivio di Stato di Torino), the Sclopis’s papers (Accademia delle Scienze di Torino), and the Ricotti’s papers (Biblioteca Beriana di Genova) will be useful for the pre-Unity period. The project will also give an opportunity for a systematic survey of the archives of the Deputazione Subalpina di Storia patria and of the Società ligure di Storia patria. For the period from 1880 to the First World War the study will focus on Carlo Cipolla’s papers (Biblioteca Civica di Verona) and Ferdinando Gabotto’s papers (Archivio di Stato di Torino). For the same period the relationships between historical medieval studies and literary medieval studies (the «Giornale storico della letteratura italiana») might be investigated also on the basis of Francesco Novati’s papers (Biblioteca Braidense di Milano), of Vittorio Cian’s papers (Accademia delle Scienze di Torino) and of Alessandro D’Ancona’s papers (Scuola Normale Superiore di Pisa). For the whole period the materials are available in the historical archives of the universities of Turin and Genoa; for the period after 1883 in the archive of the Istituto storico italiano, later Istituto storico italiano per il Medio Evo (Roma).

D. Steps and expected research products

D1. Steps
First year: archive research, bibliographic research, planning activities of shared research with the other Research Units.
Second year: accomplishment of archive research, transcription of materials selected for publication, a halfway seminar with the other Research Units.
Third year: a conference organized by the Research Unit, writing of the essays and participation to the final conference of the National Project.

D2. Expected products
A book of essays about Medieval Studies in Piedmont and Liguria in nineteenth and twentieth centuries, mainly concerning the topics outlined at item B.
A volume of previously unpublished archival material (especially historians' correspondence).
Many essays in the Proceedings of the final conference of tha National Project.
Participation to all plans of digitazion of the National Project.

 

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