Unità di ricerca dell’Università degli Studi di Verona

Coordinatore:
Prof. Gian Maria Varanini
Componenti: Dott. Gian Marco De Angelis, Prof. Donato Gallo (Università degli Studi di Padova), Prof. Antonella Ghignoli (Università degli Studi di ROMA "La Sapienza"), Dott. Ermanno Orlando, Prof. Gian Paolo Romagnani, Prof. Mauro Tagliabue (Università Cattolica del Sacro Cuore), Dott. Stefano Vitali (Soprintendenza archivistica dell'Emilia-Romagna)
 

Titolo della ricerca dell'unità veronese:
La ricerca storica sul medioevo tra Otto e Novecento: l'area veneta e lombarda / Medieval Studies in the Nineteenth and Twntieth Century, in Veneto and Lombardy


Abstract
[IT]

Il progetto dell’unità di ricerca dell'Università di Verona intende approfondire le conoscenze sulla ricerca storica di argomento medioevale che si sviluppa in Lombardia e in Veneto a partire dall’ultimo trentennio dell’Ottocento e sino al 1940 circa, come elemento della progressiva “costruzione” di un sapere medievistico in Italia. L’attenzione sarà rivolta tanto alle tradizioni storiografiche delle singole città, quanto al rapporto tra le istituzioni radicate sul territorio (deputazioni regionali di storia patria, università) e le istituzioni di ricerca del regno d’Italia (come l'Istituto storico italiano per il medioevo); e inoltre al ruolo di collegamento che gli studiosi di queste regioni, e in particolare alcuni studiosi veneti, svolgono tra cultura storiografica tedesca e italiana nel campo dell’edizione delle fonti e delle “scienze del documento”.

[EN]
The project of the research unit of the University of Verona aims at deepening the knowledge on the historical researches on Mediaeval matters that, from the last three decades of the nineteenth century to about 1940, develops in Lombardy and in Veneto, as they are an element of the ongoing “building up” of Italian medieval historiography. The attention will be focused on both the historiographical tradition of single towns and on the relationship between the institutions rooted in the territory (regional deputazioni di storia patria, universities) and research institutions in the Italian kingdom (such as the Istituto storico italiano per il medioevo); moreover, the research will investigate the connecting role of the historians of these regions (and of some of the Veneto in particular) between the German and Italian historiography in the fields of the edition of the sources and of the “document sciences”. 


Settori di ricerca ERC (European Research Council) 
SH Social Sciences and Humanities
SH6 The study of the human past: archaeology, history and memory
SH6_4 Medieval history
SH6_12 Historiography, theory and methods of history


Parole chiave / Keywords 
STORIOGRAFIA, MEDIOEVO, ITALIA, HISTORIOGRAPHY, MIDDLE AGE, ITALY


Stato dell'arte / State of the Art
[IT]

1. Il quadro generale 

Nel corso dell'Ottocento, l'evoluzione del pensiero storico e filosofico e le necessità politiche indotte dal processo di "Nation-building" sollecitarono in quasi tutti i paesi europei (con tempistiche differenti) profonde trasformazioni delle pratiche di ricerca storica e delle istituzioni di ricerca (Accademie, Università). Fu nella seconda metà del secolo che questi processi giunsero a maturazione, e si andò alla graduale identificazione di una “disciplina storica” attraverso la codificazione di linguaggi, la pratica dell’insegnamento superiore e universitario, la creazione di istituzioni capaci di individuare una specifica comunità epistemica ed epistemologica. Il recente "Atlas of European Historiography: The Making of a Profession, 1800-2005" (eds. I. Porciani, L. Raphael, London 2009) fornisce al riguardo un'ottima sintesi; ma particolarmente importante per l'Italia (e appropriato termine di riferimento per questo progetto) è il volume di taglio comparativo di G. Clemens, " 'Sanctus amor patriae'. Eine vergleichende Studie zu deutschen und italienischen Geschichtsvereinen im 19. Jahrh.", Tübingen, 2004. Ivi si approfondisce la composizione sociale (aristocratici, ceti medi, clero colto) e culturale delle Deputazioni e delle società di storia patria italiane, nelle diverse regioni e nelle diverse città), e il diversificato peso dello Stato e delle Università (più precoce e più forte in Germania, anche e soprattutto sul piano dell’edizione delle fonti). In Italia, come è noto, solo nel 1883 si creò un organismo come l’Istituto storico italiano, destinato a coordinare e promuovere studi storici e soprattutto edizioni di fonti medievali. 

2. Tra '800 e '900: nazione, regione, città

Questa linea di studi - e al suo interno gli studi pertinenti al medioevo - ha avuto negli ultimi decenni, uno sviluppo significativo in Italia. Sui punti sopra indicati molti problemi sono stati sviluppati da ricerche importanti di Moretti, Artifoni, Porciani, De Rienzo e molti altri; cfr. Bibl.): in sintesi, il superamento di una concezione prevalentemente "retorica" della storiografia, la progressiva adozione di un "metodo storico" filologicamente fondato, l'attenzione crescente alle fonti documentarie. Parallelamente, si è studiato il consolidamento dell'insegnamento universitario e la funzione civile della storiografia. 

Qui interessa in particolare evidenziare l'importanza cruciale del rapporto tra "centro" e "periferia": vale a dire tra la prospettiva nazionale e le identità regionali, incarnate e difese dalle deputazioni di storia patria regionali o sub-regionali); e la centralità crescente che gli studi sul medioevo e sulle fonti medievali, e in particolare sul medioevo comunale e cittadino, come elemento costitutivo dell'identità nazionale, ebbero in questo contesto. 
Questa dialettica tra centro e periferia si articola diversamente, nel corso del tempo, in due fasi abbastanza nettamente distinte: la seconda metà dell'Ottocento e nei primi anni del Novecento (sino alla prima guerra mondiale),che costituiscono un momento di consolidamento significativo, e il ventennio post-bellico, nel quale è solitamente affermata una crisi degli studi medievistici, a fronte di una maggiore attenzione all'età moderna, e dello sviluppo degli interessi storico-religiosi che condurrà al "medioevo cristiano" (incarnata da Buonaiuti e dalla sua scuola, segnatamente da R. Morghen). 
Nel quadro del progetto di ricerca che si illustra di seguito si tende a sviluppare questa problematica, per giungere a una sistemazione dei dati, a una revisione organica e a una presentazione chiara e meditata degli orientamenti culturali che animano le istituzioni, delle personalità dei singoli studiosi e delle loro reti di relazione, degli eventi. 

3. L’esempio del Veneto e della Lombardia: stato degli studi e prospettive

Lo sviluppo delle ricerche non è stato tuttavia uniforme e ha lasciato in ombra - nella progressiva “costruzione” di un sapere medievistico in Italia - diversi aspetti importanti, che di seguito vengono enunciati per il Veneto e la Lombardia, le due regioni di competenza di questa unità in un progetto nazionale che approfondisce altri "case studies" regionali nell'Italia settentrionale, centrale e meridionale.
La base consolidata è costituita da una serie di studi svolti nei decenni scorsi, da medievisti e diplomatisti, ma anche da storici della cultura e delle istituzioni. Per quello che riguarda il Veneto, sullo sfondo delle ricerche dedicate al metodo storico (i classici lavori di Dionisotti 1979, Lucchini 1981 [recentemente riedito con approfondimenti], e cfr. anche Berengo 1993, 1994), numerose indagini informano sulla Deputazione di Storia Patria (Cessi 1961, De Biase 1975), l’Università di Padova (Bortolami 1981, Varanini [a c. di] Carlo Cipolla 1994, Brambilla 2003), le storiografie cittadine che caratterizzano il “policentrismo” veneto (Benzoni 1986, Varanini 2000), e le relazioni con la cultura tedesca; per il Novecento diversi studi dedicati alla figura di Roberto Cessi (Sestan 1981, Sambin 1985, ecc.). Per quello che concerne la Lombardia, in riferimento agli studi sul medioevo sono state approfondite soprattutto le ricerche su Francesco Novati e sull’Accademia Scientifico-Letteraria di Milano (Accademia 2001) dalla quale nascerà successivamente l’Università Statale, e in questo ambito è stato studiato l’insegnamento di Gioacchino Volpe (Cervelli 1977, De Rienzo 2001, De Rienzo 2008, Artifoni 2007); cfr. inoltre per l’Università di Pavia Tabacco 1987 e per il ventennio 1920-1940 c. la ricerca medievalistica presso l’Università Cattolica di Mozzarelli 1999, oltre al volume curato ancora da Mozzarelli ("Volti e memorie" 1999) sulla società storica lombarda.
A latere, va considerato poi un altro elemento costitutivo della ricerca medievistica italiana tra Ottocento e Novecento, che l'osservatorio soprattutto veneto in questo caso ha permesso parzialmente di illustrare: si tratta del rapporto con la “scienza del documento” tedesca, studiato attraverso le figure di Gloria (Bortolami 1980) e Cipolla (Scalfati 1993, Scalfati 1994),importanti tramiti in questo campo.

Fermo restando dunque che anche le istituzioni e gli studiosi attivi in Veneto e in Lombardia sviluppano un vitale rapporto con le istituzioni nazionali, risulta tuttavia infatti meno approfondito, in particolare nell’area lombarda, il rapporto tra il centro”, costituito dalle istituzioni culturali milanesi (la Società Storica Lombarda e il suo “Archivio storico lombardo", e in progresso di tempo le università) e la “periferia” delle singole storiografie cittadine (Como, Cremona, Brescia, Bergamo, Novara, con le sue peculiarità Mantova). Ma lo stesso discorso può essere fatto per alcune città venete (Vicenza, Belluno, per taluni aspetti Udine e Trento, la stessa Verona). 
In sostanza, il polo dialettico che si confronta con il "centro" non è soltanto la Deputazione regionale, ma la singola tradizione cittadina, con le sue riviste, con le sue accademie, con i suoi musei. Il riesame di questo tema (che alcune indagini preliminari su carteggi e archivi di singoli studiosi e di istituzioni prospettano come promettente) è una delle "mission" specifiche del progetto di questa unità di ricerca nel quadro del progetto nazionale. Si tratta a nostro avviso di una prospettiva esportabile anche in altri contesti regionali fortemente segnati da municipalismi storiografici tenaci (Emilia Romagna, Toscana, Marche, Puglia).

Anche il discorso dell'importazione di metodiche e contenuti della medievistica tedesca per quanto riguarda la diplomatica e le "scienze del documento", sopra accennato, merita ulteriori approfondimenti (si pensi al rapporto tra la tradizione padovana incarnata da Cipolla e Luigi Schiaparelli, che di Cipolla fu allievo diretto) e riscontri nelle pratiche di edizione adottate localmente.

[EN]
The general picture

During the 19th century, the evolution of philosophical and historical thought and the political necessities induced by the process of “Nation-building” in almost all European countries required at different times profound changes in the practice of historical research and in the places of research (academies, universities). These processes achieved maturity in the second half of the century with the gradual identification of a “historical discipline” through the codification of languages, the practice of high school and university teaching, the creation of institutions capable of selecting a specific epistemic and epistemological community. The recent “Atlas of European Historiography: The Making of a Profession, 1800-2005” (eds. I Porciani, L. Raphael, London 2009) offers an excellent synthesis of this; but the comparative work by J.B. Clemens, " 'Sanctus amor patriae': eine vergleichende Studie zu deutschen und italienischen Geschichtsvereinen im 19. Jahrhundert, Tübingen, Max Niemeyer 2004 (="‘Sanctus amor patriae’. A Comparative Study of the German and Italian associations of Historical Studies in the 19th Century”, Tübingen, 2004) is particularly important for Italy (and is an appropriate term of reference for this project). This details the social and cultural composition (aristocratic, middle class, educated clergy) of the local history societies in the various regions and cities and the varying presence of the state and the universities (stronger and earlier in Germany, above all on the publication of sources). In Italy, as we know, only in 1883 was an organism created such as the Italian Historical Institute which was intended to coordinate and promote historical studies and above all publication of medieval sources.

2. From 1800 and 1900: nations, regions, cities

This line of studies – comprising medieval studies – has enjoyed a significant development in Italy in recent decades. On the above points many problems have been raised by important research carried out by Moretti, Artifoni, Porciani, De Rienzo and many others; in short, the overcoming of a prevalently “rhetorical” concept of historiography, the gradual adoption of a philologically based “historical method”, the growing attention to documentary sources. Along with this there has been a strengthening of university teaching and the civil function of historiography.
Here it is of particular interest to point out the crucial importance of the relationship between “centre” and “periphery”: that is to say between the national perspective and regional identities, embodied and defended by local history societies, regional or sub-regional.; and the growing centrality which the medieval studies and sources had in this context, in particular the medieval city states and the citizen as a constitutive element of national identity. This dialectic between centre and periphery shows itself in the course of time in two fairly distinct phases: the second half of the 19th century and the early years of the 20th century (up to the First World War), was a period of significant consolidation, and the two post-war decades when a crisis in medieval studies is widely recognised due to a greater attention given to the modern age and to the development of religious-historical interests which led to the “Christian Middle Ages” (embodied by Buonaiuti and by his school particularly Morghen).
The research project seeks to explore this complexity in order to achieve an ordering of data, an organic revision and a clear presentation of the cultural tendencies within the institutions, of the personalities of individual scholars and their relational networks, of the events.

3 . The example of Veneto and Lombardy: state of studies and perspectives

Research development has nevertheless not been uniform and has overlooked – in the ongoing “construction” of a solid groundwork of medieval studies in Italy – various important aspects which later are proposed for Veneto and Lombardy, the two regions considered in this unit in a national project which examines other regional “case studies” in northern, central and southern Italy.
The groundwork is a series of studies carried out in the last decades by medievalists and document experts, but also by historians of culture and of institutions. With regard to Veneto in the background of research dedicated to the historical method (the classic works of Dionisotti 1979, Lucchini 1981 [recently re-printed with additional text], and cfr. also Berengo 1993, 1994), numerous studies deal with local history societies (Cessi 1961, De Biasi 1975), the University of Padua (Bortolami 1981, Varanini [edited by] Carlo Cipolla 1994, Brambilla 2003), the town histories which characterise Veneto polycentrism (Benzoni 1986, Varanini 2000), and the relationships with German culture; for the 20th century various studies dedicated to the figure of Roberto Cessi (Sestan 1981, Sambin 1985, etc.) With regard to Lombardy, in reference to medieval studies the research of Francesco Novati has been examined along with the Scientific-Literary Academy of Milan (Accademia 2001) which later became the State University; in this context the teaching of Gioacchino Volpe has been studied (Cervelli 1977, De Rienzo 2001, De Rienzo 2008, Artifoni 2007); cfr. moreover for the University of Pavia Tabacco 1987 and for the period 1920-1940 c. the research in medieval studies at the Catholic University Mozzarelli 1999, as well as the volume also edited by Mozzarelli (“Faces and memories” 1999) concerning the Lombard History Society.
Another element of Italian research between the 19th and 20th centuries on the Middle Ages has to be considered which point of view above all Veneto in this case has been able to illustrate: this concerns the relationship with the German “science of the document”, examined through the figures of Gloria (Bortolami 1980) and Cipolla (Scalfati 1993, Scalfati 1994), important links in this field.

It must be said that even the institutions and the scholars working in Veneto and Lombardy enjoyed a strong relationship with national institutions, it nonetheless appears, particularly in Lombardy, that the relationship between the centre represented by Milan cultural institutions (The Lombard Historical Society with its “Lombard Historical Archive”, and the universities) and the “periphery” of individual town histories (Como, Cremona, Brescia, Bergamo, Novara, and Mantua with its peculiarities). But the same can be said for some Veneto cities (Vicenza, Belluno, in some ways Udine and Trento and Verona itself). 
Essentially, the dialectical pole which one faces with the “centre” is not only the regional groups but the individual town tradition with its magazines, its academies and museums. The re-examination of this topic (some preliminary investigations into the papers and archives of individual scholars seem promising) is one of the specific “missions” of the project of this research unit in the picture of the national project. It is our opinion that this would provide a perspective which could be used in other strongly regional contexts marked by deep-rooted historiographical localism (Emilia Romagna, Tuscany, Marche, Puglia).

The question of importing methods and contents from German medieval studies with regard to document expertise and the “sciences of the document”, noted above, deserves further investigation (one thinks of the relationship between the Paduan tradition embodied by Cipolla and Luigi Schiaparelli, who was Cipolla’s student) and comparison with the practices of locally adopted publications.
 
 

Descrizione dei compiti dell'Unità di Ricerca / Description of the project of the research unit
[IT]


Si articola, per punti, quanto evidenziato al n. 10. I punti I-III illustrano le tre linee di ricerca che saranno perseguite; il punto IV segnala le fonti inedite sinora individuate e preventivamente esplorate; il punto V i concreti prodotti che si ritiene di poter realizzare nell'arco del triennio.

I) La ricerca sul medioevo veneto tra istituzioni regionali, università e tradizioni municipali

Come accennato al n. 10, negli ultimi decenni dell’Ottocento la ricerca storica sul medioevo si svolge, in Veneto, in tre distinti ambiti: la Deputazione di Storia Patria (fondata nel 1870, da delegazioni espresse dalle diverse realtà cittadine della regione); l’università di Padova, ove nell’ambito di una facoltà umanistica fortemente segnata dalla scuola storica anche nel campo letterario e filologico si consolida l’insegnamento delle discipline storiche (De Leva e Manfroni nell'Ottocento, poi Cessi dagli anni Venti del Novecento) e paleografico-diplomatistiche (con Andrea Gloria, l’archivista e paleografo padovano, poi Vittorio Lazzarini, al quale succederà negli anni Novanta Camillo Manfroni); e infine nel terzo non meno importante “polo”, quello dei singoli contesti cittadini (attorno ai musei, concepiti come “tempio” della memoria civica, e agli archivi municipali).
In questo ambito, compito dell'unità di ricerca è quello di indagare l'intreccio di queste tre prospettive. La specializzazione e professionalizzazione della ricerca medievistica si intreccia con alcune tematiche cruciali per l’identità regionale (come il rapporto tra la storia delle città di Terraferma e la storia di Venezia) e con la politica culturale dell'Istituto storico italiano, a partire dal 1883. Si procederà dunque a ricostruire la formazione e l'attività non solo delle figure maggiori e già note che svolgono un ruolo importante nell’insegnamento medievistico universitario e nell’approfondimento delle ricerche a livello nazionale (il veronese Cipolla a Torino e Firenze, Monticolo a Roma), ma anche e soprattutto del manipolo di studiosi della generazione successiva che (privilegiando spesso l’età comunale e signorile, mentre l'età veneziana viene lasciata in buona parte agli studiosi della città lagunare) si muove a livello municipale e “cittadino”. In qualche caso costoro approdano all’insegnamento medievistico nelle università italiane della prima metà del Novecento (ove svolgono un ruolo importante proprio per la fedeltà al metodo positivo: Simeoni, Picotti, Cessi). Altri, numerosi, restano legati a una prospettiva più circoscritta, ma costituiscono complessivamente un gruppo molto significativ: fra i tanti, i padovani Medin, Tolomei, Botteghi, i trevigiani Lizier, Marchesan, Biscaro, il bellunese Pellegrini, i vicentini Lampertico e Morsolin, ecc. L'analisi e la valorizzazione delle fonti, conservate a Roma nell'archivio dell'Istituto storico italiano per il medioevo, relative ai rapporti tra l'Istituto storico italiano per il medioevo e i "Rerum Italicarum Scriptores" da un lato, e gli studiosi veneti per le numerose edizioni critiche progettate, e in parte realizzate, tra 1890 e 1940, fa parte integrante dei compiti dell'unità di ricerca dell'Università di Verona. 

Gli esiti dei processi sopra accennati si proiettano anche sul ventennio post-bellico (1920-1940), per il quale si pone un dilemma interpretativo che necessita di approfondimenti ulteriori: prevale una dimensione di continuità, rispetto all’impostazione culturale e scientifica dei decenni precedenti, ovvero si assiste a una crisi di quel modello?

II) La ricerca sul medioevo lombardo tra tradizioni municipali, istituzioni regionali e primi sviluppi della ricerca universitaria. 

Nel caso lombardo la “chimica” tra le diverse componenti che – tra di loro reagendo – alimentano la ricerca sul medioevo (erudizione municipale, università, istituzioni regionali) si presenta secondo modalità diverse. 
Infatti la componente della erudizione e della storiografia cittadina risulta, per la regione lombarda, meno studiata dalla storiografia recente, rispetto al Veneto. Si tenterà in primo luogo un approfondimento dei diversi contesti locali, anche in chiave comparativa: Cremona (Astegiano, per certi versi Novati), Como, Lodi, Bergamo, Brescia e Pavia. In quest'ultima città, per esempio, la ricerca universitaria si inserisce in una vivace tradizione municipale, armonizzandosi con essa grazie a Giacinto Romano prima (fondatore della società pavese di storia patria) e a Pietro Vaccari (podestà e storico), ma anche ad aristocratici eruditi (come il Conte Cavagna Sangiuliani) e a preti liberali e civilmente impegnati come il Majocchi (figura parallela a quella di altri ecclesiastici, come il Mazzi a Bergamo e il Guerrini a Brescia). 
Dato che l’interesse di questi studiosi si indirizzò soprattutto all’età comunale e al periodo precedente alla dominazione viscontea, attraverso lo spoglio sistematico dell’“Archivio storico lombardo” si cercherà conferma all’attendibile ipotesi che la “centralità” milanese che la medievistica lombarda restituisce tra gli anni 1880-1910 è prevalentemente una centralità visconteo-sforzesca, attenta alla costruzione dello stato regionale e della dominazione sovracittadina. In questa ottica si orientano ad esempio il magistero di Giacinto Romano, lo storico visconteo per eccellenza insieme al “sabaudo” (e per questo ossessivamente attento ai temi dello Stato) Francesco Cognasso, editore di fonti cronistiche ed eccellente studioso della storia lombarda del tardo medioevo; mentre altri studiosi (come Gerolamo Biscaro) restano legati anche alla storia comunale della città oltre che alla storia della signoria viscontea. 
Questa prospettiva regionale, imperniata sulle singole città, va (è il secondo punto) raccordata con gli sviluppi della ricerca storica sul medioevo (e non solo a Milano). A questo riguardo esistono già buoni studi che inquadrano il ruolo dell’istituzione para-universitaria e poi universitaria, cioè dell’Accademia scientifico-letteraria. In essa, le discipline storiche e letterarie sono insegnate da personalità di assoluto rilievo come Francesco Novati (in primo luogo) e per alcuni anni Gioacchino Volpe. Essi svezzano allievi prestigiosi e creano una scuola che merita di essere approfondita. Si citano qui a titolo di esempio medievisti attenti alla storia religiosa ed ecclesiastica(come lo Zanoni, studioso dei frati umiliati). Questo è un aspetto che merita un certo interesse perché ha anche un risvolto importante nella tradizione erudita della Biblioteca Ambrosiana (Mercati, Ratti, ecc.). Non va dimenticata poi l'attenzione all'arte medievale, con la figura di Pietro Toesca.

Il quadro è dunque molto complesso, e per questa sezione, il compito dell'unità di ricerca sarà quello di fornire un contributo a una visione più equilibrata tra gli elementi sopra citati, mediante 
- l’approfondimento delle tradizioni storiografiche municipali
- una analisi specifica dedicata all’“Archivio storico lombardo” e alle ricerche di storia visconteo-sforzesca degli anni 1870-1930, con particolare riferimento alle ricerche di storia milanese di Gerolamo Biscaro,
- un’analisi dei progetti e delle realizzazioni effettive delle fonti cronistiche e documentarie di area lombarda nelle collane delle FISI (Fonti per la Storia d’Italia dell’Istituto storico italiano) e dei nuovi Rerum italicarum scriptores, tra il 1890 e il 1940.

Anche in questo caso, il punto d'arrivo della ricerca sulla medievistica lombarda sarà costituito da un bilancio sullo "stato dell'arte" negli anni 1920-1940. In forme, e secondo dinamiche, che sono ancora da approfondire, lo sviluppo di questa "medievistica" milanese si proietta poi sul periodo post-bellico, con gli eventi importanti degli anni Venti e Trenta: la fondazione della facoltà di Lettere e la nascita e il consolidamento degli insegnamenti storici all'Università Cattolica, nel contesto del "medievalismo" di Agostino Gemelli. Parimenti da approfondire sono parziali resistenze del municipalismo storiografico ancora vivo tra Ottocento e Novecento rispetto al centralismo milanese, e anche al centralismo del regime. 



III) La “scienza del documento” tra Germania e Italia: il tramite veneto e gli sviluppi italiani

Per motivi innanzitutto politico-territoriali, e conseguentemente culturali, il rapporto con le “scienze del documento” che nel corso dell’Ottocento la medievistica tedesca aveva portato a un notevole livello di perfezione è mediato, nella medievistica italiana, dalla cultura storiografica veneta. 
Ciò vale per il trentino (di Rovereto) Silvio Andreis, allievo di Jaffé a Berlino negli anni Sessanta dell’Ottocento. Ma già in precedenza Andrea Gloria era stato in relazione con Theodor von Sickel; Tafel e Thomas avevano studiato a Venezia; e cruciale fu in particolare il ruolo del veronese Carlo Cipolla, punto di riferimento in Italia degli editori dei Diplomata, docente di paleografia e diplomatica all’Università di Torino (Varanini, Frioli, 1996), maestro di Schiaparelli (che inviò in Germania), divulgatore in Italia della letteratura specialistica tedesca, e su un altro versante attivo collaboratore del card. Ehrle durante la sua reggenza dell’Archivio Vaticano, nell’ultimo decennio dell’Ottocento. In un quadro che è noto nelle sue linee generali, questa linea del progetto di ricerca dell’unità veronese si propone dunque:
- di censire sistematicamente le iniziative di didattica della paleografia e della diplomatica nelle università italiane, in rapporto anche all’insegnamento della storia medievale (e moderna) o della storia del diritto, alla quale è sovente abbinata
- di approfondire e di precisare – anche attraverso ricerche negli archivi in loco – le relazioni culturali e personali tra gli studiosi italiani e i più importanti centri di ricerca dell’area tedesca (Vienna, Monaco di Baviera), illustrando in tal modo un aspetto importante del consolidamento metodologico della ricerca sulle fonti medievali in Italia. 

IV) Materiali inediti

Si elencano di seguito alcuni importanti giacimenti documentari, sui quali sono già state svolte indagini preliminari, che costituiranno una prima base per il progetto di ricerca, e che saranno da esso valorizzate. Ovviamente la loro valorizzazione avverrà di concerto con le altre unità di ricerca. 

- Carte Luigi Simeoni (20 buste, recentemente reperite presso la Biblioteca Capitolare di Verona)
- Carte Gerolamo Biscaro (Biblioteca Comunale di Treviso)
- Carte Silvio Andreis (Biblioteca Comunale “G. Tartarotti” di Rovereto)
- Carte Francesco Novati (Biblioteca Nazionale Braidense, Milano)
- Carte Graziadio I. Ascoli (Biblioteca Nazionale Braidense, Milano)
- Carte Carlo Cipolla (Biblioteca Comunale di Verona)
- Carte Pasquale Villari (Biblioteca Apostolica Vaticana)
- Archivio FISI e archivio dei Rerum Italicarum Scriptores (Istituto Storico Italiano per il medioevo, Roma)
- Archivi MGH (München)
- Archivio dell’Institut für Oesterreichische Geschichtsforschung


V) Scansione temporale della ricerca e previsione dei risultati

Sulla base di quanto sopra esposto si ritiene di poter determinare nei termini che seguono la scansione temporale della ricerca e il raggiungimento dei risultati. 

SCANSIONE TEMPORALE PREVISTA
- Primo anno: ricerca d'archivio nelle diverse sedi, ricerca bibliografica, concertazione con le altre unità di ricerca delle attività comuni (ad es. criteri di ordinamento degli archivi di singoli studiosi), riproduzione del materiale del quale si prevede la pubblicazione 
- Secondo anno: completamento della ricerca d'archivio,trascrizione del carteggio del quale si prevede la pubblicazione, svolgimento di un seminario intermedio di concerto con le altre unità di ricerca
- Terzo anno: svolgimento di un convegno organizzato dall'unità di ricerca, stesura dei testi, preparazione dell'edizione, partecipazione al convegno conclusivo del Progetto Nazionale. 

PRODOTTI DELLA RICERCA PREVISTI
- un volume di saggi di sintesi sulla storiografia medievistica veneta (esito di un convegno, che potrà prevedere anche una comparazione con la Lombardia e con le altre regioni dell'Italia centrosettentrionale coperte dall'indagine
- una monografia, prodotta da un assegnista, sulla storiografia medievistica lombarda
- un saggio di bilancio e approfondimento sullo sviluppo delle ricerche paleografiche e diplomatistiche tra Italia e Germania tra Otto e Novecento
- l'inventariazione, e la pubblicazione on line degli inventari di alcuni archivi privati di storici
- edizione (on line e a stampa) di uno o più volumi di carteggi
- digitalizzazione, con saggio introduttivo, di 5 monografie di storia medievale edite a fine Ottocento o inizi Novecento (libere da diritti di autore)


[EN]
Points I-III illustrate the three lines of research which will be followed; point IV indicates the unpublished sources so far selected and explored; point V refers to the concrete results which are believed to be attainable within the three-year period.

1 - Research on the Middle Ages in Veneto focussing on regional institutions, universities and municipal traditions.

As noted at n. 10, in the last decades of the 19th century, historical research into the Middle Ages was carried out in Veneto in three distinct contexts: the Local History Society(founded in 1870, by groups from the various towns in the region; the University of Padua where in the context of a humanities faculty strongly influenced by the history department also in the literary and philological field is added the teaching of the historical disciplines (De Leva and Manfroni in the 19th century, then Cessi in the 1920s) and palaeographer-document expert (Gloria, then Lazzarini); followed by Camillo Manfroni in the 90s) and with Andrea Gloria (the Paduan archivist and palaeographer); and finally in third but no less important “pole”, that of the individual town contexts (around museums conceived as “temples” of the civic memory, and municipal archives).
In this context, it is the task of the research unit to investigate the links between these three perspectives. The specialisation and professionalism of research on the Middle Ages is connected to several topics which are crucial for regional identity (such as the link between the history of mainland towns and the history of Venice) and with the cultural policy of the Italian Historical Institute after 1883. The reconstruction of the training and activity of not only of the main figures already noted who undertake an important role in university teaching of the Middle Ages and in analytical research at national level (the Veronese Cipolla at Turin and Florence, Monticolo at Rome), but also and above all the handful of scholars of the following generation who (often giving prominence to the Age of City States & Despots, while the Venetian period was left mostly to Venetian scholars) concentrated on the municipal and “citizen” level. In some cases they entered the Italian universities teaching medieval studies in the first half of the 20th century (where they had an important role due to their loyalty to the positive method: Simeoni, Picotti, Cessi). Many others remained tied to a more circumscribed perspective but overall they were a very important group: among these, Medin, Tolomei and Botteghi from Padua, Lizier, Marchesan and Biscaro from Treviso, Pellegrini from Belluno, Lampertico and Morsolin from Vicenza, etc. etc. The analysis and appraisal of the sources, conserved in Rome at the archive of the Italian Medieval History Institute, concerning relations between that Institute and the “Rerum Italicarum Scriptores” on the one hand and the Veneto scholars for the many proposed critical editions and in part published between 1890 and 1940, is an integral part of the undertaking of the research unit at the University of Verona.

The outcome of the above noted processes carries forward also into the post-war years (1920-1940), and gives rise to a dilemma of interpretation which requires further examination: with regard to the cultural and scientific framework of the preceding decades, can there be continuity or is there a crisis with that model?

II) Research into the Middle Ages in Lombardy from municipal traditions, regional institutions and the first developments of university research.

In the case of Lombardy the “chemistry” between the various interacting components which nourish medieval research (municipal learning, university, regional institutions) displays various facets.
Indeed, it appears that the component of learning and historiography in Lombardy is less studied when compared to that of Veneto. An examination of the various local contexts on a comparative basis will be attempted: Cremona (Astegiano, for certain aspects Novati), Como, Lodi, Bergamo, Brescia and Pavia. In the latter city, for example, university research is a harmonious part of a lively municipal tradition, thanks to Giacinto Romano (founder of The Pavia Local History Society) and to Pietro Vaccari (mayor and historian), but also to learned aristocrats (such as Count Cavagna Sangiuliani) and to liberal, socially-aware priests such as Majocchi (a figure comparable to those other ecclesiastics such as Mazzi in Bergamo and Guerrini in Brescia).
Given that the interest of these scholars was mostly aimed at the period of the City-States and at the period before the domination of the Visconti, through the systematic ordering of the “Historical Archive of Lombardy” a confirmation will be sought of the plausible hypothesis that the “centralism” of Milan is mostly a Visconti-Sforza centralism intent on the building of the regional state and that historians’ interest be principally focussed on Milan. This is the direction taken by, for example, the teaching of Giacinto Romano, the leading Visconti historian along with the Savoy expert (and for this obsessively attentive to themes concerning the State) Francesco Cognasso, editor of chronicle sources and brilliant scholar of late medieval Lombard history; while other scholars (like Gerolamo Biscaro) remain linked to history of the city-comune as well as to the history of the Visconti seignory. 
This regional perspective, based on single towns, must be connected to (it is the second point) developments in medieval historical research (and not only in Milan). Excellent studies already exist which encompass the role of para-university institutions and then universities, that is the Scientific-Literary Academy. The literary and historical subjects are taught by pre-eminent scholars such as Francesco Novati (in first place) and for some time Giacchino Volpe. They produce prestigious students and create a school which deserves further study. It is enough to mention here by way of example, medievalists focussing on religious and church history (such as Zanoni, expert on “frati umiliati”). This too is worthy of interest because it also has an important aspect in the learned tradition of the Amrosian Library (Mercati, Ratti, etc.). Nor should medieval art and the figure of Pietro Toesca be forgotten.

The picture is, therefore, very complex, and for this section, the task of the research unit will be to furnish a contribution towards a more balanced panorama between the above mentioned elements, by means of
- the in-depth study of municipal historiographical traditions
- - a specific analysis dedicated to “The Historical Archive of Lombardy” and to research into the Visconti-Sforza history in the years 1870-1930 with reference to the research of Gerolamo Biscaro into the history of Milan.
- - an analysis of the projects and of the publications and the chronicle and documentary sources of the Lombard area in the collection of FISI (Sources for the history of Italy of the Italian Historical Institute) and of the new Rerum Italicarum Scriptores, between 1890 and 1940.
Also in this case, the point of arrival of the research into medieval studies in Lombardy will consist of a balance of “the state of the art” in the years 1920-1940. In form and procedures which have yet to be decided, the development of this Milan “medievalism” will carry forward into the post-war period with the important events of the 20s and 30s: the founding of the Faculty of Letters and the birth and consolidation of history teaching at the Catholic University, in the context of the “medievalism” of Agostino Gemelli. Aspects to be examined are the partial resistance historigraphical municipalim still strong between the 19th and 20th centuries compared to Milan centralism and also the centralism of the regime.

III) The “science of the document” between Germany and Italy; the Veneto link and Italian developments

For reasons above all political-territorial, and consequently cultural, the relation with the “science of the document” which during the 19th century German medieval studies had brought to a remarkable level of perfection is mediated, in Italian medieval studies, by Veneto historiographical culture. 
This is the case with Silvio Andreis of Rovereto, a student of Jaffé in Berlin in the 1870s. But even before that Andrea Gloria had been in contact with Theodor von Sickel; Tafel and Thomas had studied in Venice; and the role of Carlo Cipolla of Verona was crucial; he was the point of reference in Italy for the editors of Diplomata, lecturer in palaeography and document science at Turin University (Varanini, Frioli, 1996), maestro of Schiaparelli (whom he sent to Germany), exponent in Italy of specialist German literature, and at the same time active collaborator of Cardinal Ehrle during his regency at the Vatican Archives in the last decade of the 19th century. The Verona research unit therefore proposes:
- To systematically survey the programs of teaching palaeography and document science in Italian universities along with the teaching of medieval history (and modern) or of the history of law with which it is often combined.
- To examine and clarify – through research in archives in loco – the cultural and personal links between the Italian scholars and the most important research centres in Germany (Vienna, Munich), so as to illustrate an important aspect of the consolidation of methods of research into medieval sources in Italy.
IV) Unpublished materials

The following are some important depositories of documents which have undergone a preliminary investigation; these will form a basis for the research project and will duly appraised. Obviously this appraisal will be done with input from the other research units.
- Papers Luigi Simeoni (20 files, recently found in the Biblioteca Capitolare of Verona)
- Papers Gerolamo Biscaro (Town Library of Treviso)
- Papers Silvio Andreis (Town Library “G. Tartarotti” of Rovereto)
- Papers Francesco Novati (National Library Braidense, Milan)
- Papers Graziadio I. Ascoli (National Library Braidense, Milan)
- Papers Carlo Cipolla (Town Library of Verona)
- Papers Pasquale Villari (Vatican Apostolic Library)
- Archive FISI and archive of Rerum Italicarum Scriptores (Italian Medieval History Institute in Rome)
- Archives MGH (Munich)
- Archive of the Institut für Oesterreichische Geschichtforschung (Wien)

Timetable for the research and forecast of the results

On the basis of the above the following research timetable and eventual results can be put forward.

FORECAST TIMETABLE
- First year: archive research in various centres, bibliographic research, cooperation with other research units on joint activities (for example, procedural criteria for the archives of individual scholars), reproduction of material intended for publication.
- Second year: completion of archive research, transcription of papers intended for publication, an interim seminar with other research units
- Third year: setting up a conference organised by the research unit, editing of texts, preparation of the edition, participation at the concluding conference of the National Project.

FORECAST OF RESULTS
- A volume of comprehensive essays on medieval historiography in Veneto (outcome of a conference which might foresee a comparison with Lombardy and with the other regions of northern and central Italy covered by the investigation)
- A monograph produced by an young researcher ("assegnista di ricerca") on the medieval historiography of Lombardy
- A broad-ranging essay on the development of palaeographic and document research between Italy and Germany in the 19th and 20th centuries
- The inventory and online publication of the private archives of some historians
- Edition (on line and print) of one or more volumes of letters
- Digitalization (with an introductory essay) of 5 monographical studies in medieval history, printed at the end of XIX and at the beginning of XX cent.(free from copyright)

Condividi

Featured Articles

Article Categories

Archive

Inizia sessione